Sempre d’amore si tratta – Susanna Casciani

” Vorrei insegnarle a cadere, perché farlo è inevitabile, prima o poi, ma anche a volare perché accogliere la felicità non è così facile
come potrebbe sembrare”

T r a m a
Bisogna prendersi cura dei doni come se fossero piccoli fiori selvatici: sbocciano senza il nostro aiuto, ma dobbiamo fare attenzione a non calpestarli, a non maltrattarli». E la piccola Livia di doni ne ha eccome. Come si fa a non accorgersene? Lei è una che quando si muove assomiglia a una nuvola trascinata dal vento, capace di rendere più colorato tutto quello che tocca. È timidissima, parla poco, però sorride a tutti. E poi ama scrivere, perché farlo la fa sentire diversa, nel senso di speciale, come se nelle sue vene al posto del sangue scorressero le parole. È un cuore puro il suo, e fragile, e per questo avrebbe bisogno di essere accudito e protetto. Però si sa, le stelle, le stesse alle quali Livia bambina si rivolge sommessamente tutte le sere, seduta sul terrazzo di casa, molto spesso si fanno gli affari loro e non sempre hanno voglia di guardare giù, di ascoltarci. Infatti, a un certo punto, nella vita di Livia accade qualcosa che le inceppa il cuore. Coll’aggravarsi della depressione della madre, tutto per lei diventa faticoso, difficile. Ragazzina sognatrice e poi giovane donna, Livia cerca comunque di spiccare il volo ma, quasi fosse una farfalla con un’ala di seta e una di piombo, non fa che sbattere da tutte le parti rovinando puntualmente al suolo. Così, caduta dopo caduta, sfinita da un amore – quello per la mamma malata – che si ciba della parte migliore di lei, inizia a non fare più caso alle piccole magie che accadono ogni giorno e finisce per rassegnarsi a lasciare andare tutti i suoi sogni. Quel che non sa è che l’amore è più potente di qualsiasi delusione e sa farsi largo anche tra le macerie di una vita che odora di terra bruciata come la sua.
R e c e n s i o n e
Preso una sera, dopo aver cenato fuori, spinta dalla voglia di farmi un regalo libroso. Era da tanto che volevo leggerlo e questa mi sembrò l’occasione migliore perchè in fondo non siamo noi che scegliamo i libri ma sono loro, che, spesso, scelgono noi arrivando al momento giusto.
Livia Fabbri è una ragazzina responsabile ed attenta. La sua sensibilità e creatività la predispongono a coltivare la scrittura di storie curate nei minimi dettagli. La penna è il suo rifugio, un porto sicuro per sopportare l’alone di tristezza, provocato dalla depressione della madre, che avvolge la sua vita e quella di chi le sta intorno non permettendole di vivere la spensieratezza della sua giovane età. Tutto ciò la farà crescere, se vogliamo osare, in modo apatico benchè avesse tanto bisogno di amare e di essere amata. Ma ne sarà capace?!
Si nasconde dietro la maschera del cinismo e ha una totale mancanza di fiducia nel prossimo. La sensibilità di Susanna emoziona e riesce a toccare le corde emotive del lettore, lo fa riflettere sul percorso di Livia, ed in fondo lo “costringe” a guardare anche dentro al proprio cuore.
Quanti di noi hanno paura del cambiamento? di non saper amare?
Il primo passo che conduce alla felicità è quello di scegliere di essere felici, amare sè stessi perdonare i propri errori. Solo così riusciremo ad essere ciò che vogliamo, a trasmettere ciò che siamo.
A presto
Martina

Diario di un delirio – Lucilla Vianello

Ognuno di noi ha un delirio… un momento di follia, secondo, minuto, ora.
Quel lato oscuro nascosto, quella parte di follia pura che, nel bene o nel male, trascende dal quotidiano senza un perché. Che nessuno sa, se non noi stessi. Ci nascondiamo da questo.Vergognandoci o compiacendoci. Ma non lo ammetteremo mai, perché non sappiamo se ci appartiene veramente. Però è adrenalina pura. È oltrepassare, valicare, volare. È ciò che non abbiamo mai avuto il coraggio di tirare fuori perché siamo cresciuti in un meccanismo che non ci ha permesso di guardarlo dall’inizio. Ma prima o poi scoppia. Come un’eruzione. E può durare un secondo, un minuto, un’ora. Ma anche tutto il resto della nostra vita.

Specie quando si combatte un tumore.

R e c e n s i o n e

Alessandro e Lavinia. Lavinia ha vissuto vent’anni della sua vita con Alessandro. Dentro di sé ha sempre saputo di non vivere la vita che voleva, che lui non fosse un buon padre per i suoi figli ma solo la malattia le apre gli occhi. Smette di fingere che vada tutto bene, di indossare una maschera e lo fa per sé stessa e per i figli che, in realtá, un padre non l’hanno mai avuto. Adesso vuole insegnare loro l’amore, quello vero, e l’amor proprio. L’amore che ti fa sentire, vibrare l’anima. Vuole insegnare loro l’onesta di vivere una vita e sentirla propria. Lavinia ha un universo dentro di sé, é una tempesta di emozioni, un uragano, si spinge oltre il valicabile. La malattia le ha permesso di fare un viaggio nelle emozioni, si guarda indietro, si guarda dentro ma non le piace ció che é e che é diventata. Adesso la sua unica ancora di salvezza é il suo medico nei confronti del quale prova un’attrazione inspiegabile. Il loro rapporto si configura come un trasferimento di attenzione ed affetto nei confronti di chi si prende cura della sua salute. Non lo chiamo amore, né passione, bensí transfert. Il transfert infatti rappresenta la messa in scena di una relazione fatta di intense spinte libidiche. Pulsioni, sentimenti, quasi sempre di natura conflittuale e ambivalente, che comprendono dunque atteggiamenti di odio e amore. Il medico diventa l’oggetto del suo desiderio, l’unico che sa capirla e che l’apprezza ma allo stesso tempo é un uomo che non la ama, che sfrutta le sue debolezze. Lavinia va alla ricerca disperata dell’amore mai ricevuto.

“Diario di un delirio”non é una storia d’amore, é tempesta emotiva. Ti disorienta, ti coinvolge. É intenso, incalzante e struggente. Le emozioni sono vivide, mai edulcorate.

Ve ne consiglio la lettura che, sicuramente, risulterá scorrevole ma non leggera poiché fa tanto riflettere.

A presto

Martina

Non chiedermi mai perchè – Lucrezia Scali

“Il dolore è l’unica cosa che non si può sommare. Quando c’è, c’è e basta.”

È la vigilia di Natale e Ottavia si gode uno dei periodi dell’anno che preferisce. Anche suo figlio è al settimo cielo: col nasino all’insù osserva i fiocchi di neve che imbiancano i tetti delle case. I biscotti allo zenzero sono ancora caldi, riempiono del loro profumo l’auto carica di regali, una musica allegra accompagna Ottavia, Mattia e Stefano mentre si mettono in viaggio verso la casa dei nonni. Quasi abbagliati dalla felicità, si accorgono troppo tardi della macchina davanti a loro… Ottavia si sveglia in un letto d’ospedale e capisce subito che qualcosa è cambiato: lo vede negli occhi e nella voce della madre, negli sguardi dei medici. Fuori continua a nevicare, come se la soffice coltre bianca volesse coprire ogni cosa, ma il ricordo di Mattia e Stefano è e sara troppo vivo per potere essere dimenticato… È possibile trovare il modo per non annegare nel dolore? Si può trovare la forza, dopo aver toccato il fondo, per riscrivere il proprio destino?

R e c e n s i o n e

Ho cominciato questo libro a scatola chiusa, come mi succede spesso e soprattutto con gli autori di cui ho già letto qualcosa. Bene, ero incinta al nono mese e la storia mi incuriosiva tanto quanto mi rattristava. Mi trovavo a leggere della vita di una mamma ed una moglie che ha perso tutto ció che aveva di piú caro al mondo e come si fa a non sentirsi angosciati quando tu stai, e non vedi l’ora, di mettere al mondo un esserino?! Allora decisi di abbandonarlo per qualche tempo, giusto per riprendermi un attimo emotivamente e fisicamente. Quando lo ripresi ero sicura di poterlo affrontare con più leggerezza ed invece mi ritrovai a commuovermi spesso, a mettermi nei panni di Ottavia per quanto possibile e forse, solo adesso, avrei potuto farlo davvero. Solo adesso che ero diventata mamma. Ottavia è una donna eccezionale, ha attraversato le varie fasi dell’elaborazione del lutto con estrema dignità. Ha provato rabbia, paura e sconforto, si è abbandonata alla rassegnazione per rinascere. Lucrezia, anche in questo caso, riesce a farti arrivare le emozioni dei personaggi chiare e forti, intense nella loro complessità. Il dolore provato da Ottavia non è facile da comprendere nè tantomeno da spiegare, non si cercano colpevoli nè soluzioni, solo il modo per far proprio questo dolore, per poterlo assorbire, poi svicerare, confluire in qualcosa di costruttivo per la rinascita. Scenderá qualche lacrima, rimarrete spiazzati dal finale. Metto un punto e lascio a voi la scelta di leggere questo libro.

Spero di non essermi dilungata troppo e spero di avervi trasmesso anche questa volta almeno un pizzico della passione che provo nei confronti della lettura e di quanto sia fondamentale nella mia vita.

A presto

Martina

Una storia straordinaria – Diego Galdino

Perché se seguiamo il vento, saremo sempre in grado di sbocciare da qualche altra parte

Luca e Silvia sono due ragazzi come tanti che vivono vite normali, apparentemente distanti. Eppure ogni giorno si sfiorano, si ascoltano, si vedono. I sensi percepiscono la presenza dell’altro senza riconoscersi. Fino a quando qualcosa interrompe il flusso costante della vita: Luca perde la vista e Silvia viene aggredita in un parcheggio. La loro vita, sconvolta, li porta a chiudersi in un’altra realtà e il destino sembra dimenticarsi di loro. Eppure, due anni dopo la loro grande passione, il cinema, li fa conoscere per la prima volta e Luca e Silvia finiscono seduti uno accanto all’altra alla prima di un film d’amore. I due protagonisti, feriti dalle vicissitudini degli eventi passati, si ritrovano, così, loro malgrado, a vivere una storia fuori dall’ordinario. Ma l’amore può essere tanto potente da superare i confini dei nostri limiti e delle nostre paure? E il destino, quando trova due anime gemelle, riesce a farci rialzare e camminare insieme?

R e c e n s i o n e

Ritorno a scrivere le mie recensioni cominciando proprio dall’ultimo libro letto in questo periodo di quasi totale assenza.  Avevo cominciato a leggerlo a Gennaio ma tra i vari malanni di stagione l’ho interrotto per poi recuperarlo solo pochi giorni fa e devo dire che si è rivelato l’ennesima dimostrazione che ci sono libri, ci sono storie che capitano al momento giusto. La storia di Luca e Silvia è davvero straordinaria, non poteva essere descritta in altro modo. Entrambi si trovano ad affrontare un passato difficile che ha tolto loro la fiducia, il sorriso, le cose semplici, lasciando spazio alla paura. Si incontrano in modo bizzarro ed il destino ha voluto donare l’uno all’altra la possibilità di crederci ancora, di sperare. Si incontrano per pura fatalità, si conoscono ma è come se si conoscessero da tempo poichè c’è un totale abbandono nei confronti dell’altro nonostante tutto. Luca non può usare il senso della vista ma sa farsi sentire con tutti gli altri. Si scoprono, si assaporano, si annusano con dolcezza, tenerezza e l’amore che tutto cura. Le pagine scorrono veloci nonostante vengano trattati temi delicati come la cecità e la violenza ma con la sensibilità che contraddistingue Diego. Il suo stile si riconferma chiaro, poetico e capace di emozionarmi. In questi giorni così pieni di preoccupazioni dobbiamo cercare di fare il possibile per curare la nostra mente, il nostro cuore, prenderci cura di noi stessi con spirito ottimista per cui vi consiglio di fiondarvi in letture che possano infondervi serenità e speranza e questo è uno di quelli!

A presto,

Martina C.

 

Vorrei che l’amore avesse i tuoi occhi – Diego Galdino

Perché da me non potrai avere sempre tutto, ma è certo che il mio cuore non smetterà mai di darti tanto…

Abbarbicata com’è all’antica cinta muraria della Rocca, la casa dei Ferretti è l’invidia di tutti gli abitanti di Cetona, uno splendido borgo immerso nella tranquilla campagna senese. Dalle sue finestre si può ammirare l’intero paese disteso ai suoi piedi, con le case bianchissime e i tetti marroni, la vallata e l’imponente sagoma del Monte Cetona, che sembra così vicina da poter sfiorare la sua vetta con un dito. Sofia e la sua famiglia vivono lì da sempre. Ma, a un passo dall’estate, la bucolica quiete di quelle mura è bruscamente interrotta dall’arrivo di un ospite speciale. Un famoso pittore australiano, Tyron Lane, che ha scelto quelle incantevoli colline come soggetto per i propri quadri.

La penna di Diego è sempre lineare, elegante e toccante. Si possono quasi sentire i profumi ed i colori che avvolgono e fanno da cornice alla storia di Sofia e Tyron. Due caratteri molto diversi e con un bagaglio personale altrettanto diverso, all’inizio, non riescono ad andare d’accordo, un pò per la tenebrosità ed il tormento propri degli artisti, un pò per un passato difficile.  La loro personalità è tratteggiata nel dettaglio in una storia scorrevole e mai banale, così come i paesaggi, dipinti meravigliosamente. E’ il suo secondo romanzo di fila che leggo ed ha solo confermato le belle sensazioni che le sue storie sanno lasciarmi, di quelle che ti accompagnano durante la giornata, che ti spingono a leggere negli spazietti liberi che hai, che ti fanno venir voglia di arrivare alla fine ma solo per scoprirla. Una nota particolare al personaggio di Sofia, donna tenace che non smette di lottare per ciò che ama ed in cui crede, testimonianza del coraggio delle donne che sanno accompagnare, riparare un cuore, pensare per due.

 

E’ un libro romantico, per le sognatrici e per chi vuole trascorrere dei momenti di tenerezza che fanno bene al cuore. Ringrazio ancora tantissimo Simona e Diego per avermi donato anche questo storia, dolce ed intensa.

Martina

Bosco Bianco – Diego Galdino

04A27E9A-78C2-4E59-A44E-4931A3028743“Le foglie degli alberi facevano da cornice a quel posto rubato a qualche favola”

Nel suo testamento, la signora Chiara Pizzi lascia in eredità Bosco Bianco, una bellissima e storica tenuta affacciata sulla costiera amalfitana, a suo nipote Samuele Milleri, figlio di sua sorella e alla signorina Maia Antonini, figlia della sua più cara amica d’infanzia. Si racconta che a Bosco Bianco sia nascosto il diario segreto del leggendario scrittore americano Albert Grant. Proprio per questo motivo Andrea Razzi, ricco uomo d’affari, con velleità politiche, vuole entrarne in possesso a qualsiasi costo, tanto da acquistare da Samuele Milleri la sua metà di Bosco Bianco appena ereditata, approfittando dei suoi gravi problemi finanziari, per poi obbligare Giorgio Betti, il suo migliore e fascinoso agente immobiliare, a fingersi il nipote della vecchia proprietaria per cercare di convincere Maia Antonini a vendergli la sua parte della tenuta, anche a costo di farla innamorare di lui.

Un po’ titubante comincio a leggere questo romanzo, pensavo non riuscisse ad emozionarmi a tal punto di poterlo finire in poco tempo. Tempo per la lettura me ne rimane molto poco e ultimamente faccio fatica a farmi trasportare completamente da un libro. Dopo quasi tre mesi in standby, grazie a questo romanzo, riesco a trovare la voglia di leggere e di appassionarmi, ero proprio alla ricerca di una storia che mi restituisse l’entusiasmo. La storia di Mia e Giorgio fa letteralmente sognare ad occhi aperti, è fatta di tenerezza e complicità ma anche di bugie poiché si ritrova incastrata in quello che sembra un inganno.

Per me è stata una lettura scorrevole, traavolgente ed intensa. Semplice nello stile ma emozionante. Sono sicura che leggerò gli altri romanzi scritti da Diego e sono contenta che Bosco Bianco sia stato autopubblicato poiché questa storia meritava di “vivere”.
A presto 

Martina

Eloisa e Abelardo – Manuela Raffa

“C’era solo Pietro Abelardo. Di fianco a te un’ombra di Eloisa, che doveva rimanere discosta, pacata, calma e che non avrebbe dovuto oscurare la tua grandezza”

1116, Regno di Francia. Eloisa è una donna fuori dal comune. Chiusa in convento fin da giovanissima, senza sapere nulla dei genitori, non è mai riuscita ad abituarsi a quella vita, una prigione fatta di polvere, silenzio e litanie, per lei prive di senso, ripetute all’infinito. L’unico modo di evadere è chiudersi nella biblioteca del convento dell’Argenteuil e perdersi tra le righe dei manoscritti che lì vengono conservati. Per questo, il giorno in cui le viene consegnata la lettera di suo zio Fulberto, che la invita a raggiungerlo a Parigi a vivere con lui, fuori da quelle odiate mura, Eloisa non crede ai propri occhi. La libertà. Finalmente la libertà che tanto ha desiderato assaporare. Pietro di Berengario, noto in tutta Parigi come Abelardo, è uno dei filosofi più celebri del suo tempo. Le sue lezioni all’università sono seguite da centinaia di studenti. Per quello ha lasciato la primogenitura e il suo castello in Bretagna e ha preso i voti, perché era il solo modo per poter dedicare la sua vita all’unica cosa che per lui abbia un senso: il sapere. Quando Eloisa e Abelardo si incontrano − lo zio di lei ha voluto concedere alla nipote una vera istruzione con il maestro più rinomato del momento − la loro è quasi una sfida. Diffidente lui, perché non pensa che una donna possa meritare la fama di letterata con cui viene acclamata Eloisa. E orgogliosa lei, che sente il rifiuto di Abelardo ad accettare la sua intelligenza. Ed è proprio questo il momento in cui sboccia il loro amore, in cui passione e intelletto fungono da trama e ordito, un’unione che è di corpi quanto di anime e menti. Tanto grande nella gioia quanto disarmante nel suo drammatico epilogo, che li porterà prima a mentire e a imbrogliare chi li ama, poi a perdere tutto e a vivere separati per sempre.

R e c e n s i o n e

Dopo aver letto “Francesca” (che vi consiglio vivamente) le mie aspettative sono state soddisfatte, ancora una volta. Anche in questo caso vi è una minuziosa descrizione delle peculiarità dei personaggi che conoscevo già dai miei studi universitari ma che non avevo approfondito particolarmente. Eloisa fu la donna più colta di tutta la Francia a soli 16 anni, ebbe l’opportunità di proseguire ed approfondire i suoi studi a Parigi dallo zio ricevendo istruzione da Pietro di Berengario, detto Abelardo, uno dei filosofi più celebri del suo tempo. Così Eloisa avrebbe ottenuto l’istruzione migliore che potesse mai ricevere e Fulberto ne avrebbe guadagnato in prestigio. Solo che le cose non andarono esattamente così. Tra i due nascerà un amore, anche intellettuale, incontrollabile. Una passione che sarebbe dovuta rimanere segreta, ma fino a quando? Eloisa rimarrà incinta e Abelardo la condurrà, di nascosto, nel proprio paese natale, Pallet, nella Bretagna minore, dove nel 1118 nascerà il figlio Astrolabio che verrà affidato alla famiglia di lui. Fulberto avrebbe voluto che si sposassero ma Abelardo proporrà (imporrà) ad Eloisa un matrimonio in gran segreto, matrimonio che non verrà accettato da Fulberto e che porterà ad un tragico epilogo.

Come ci dice Manuela nelle note conclusive, non si tratta di un amore per sempre, un amore che rimane immutato nel tempo ma una storia fatta di passione, sopportazione, accettazione, rabbia ed infine rassegnazione. Non credo ci fosse reciprocità in questo rapporto, Eloisa ama forte e con disinteresse, Abelardo si è innamorato di lei ma non a tal punto di rinunciare alla sua reputazione, ai suoi riconoscimenti ed alla sua filosofia. Non è mai stato in grado di mettere da parte tutto ciò per amore nei confronti di Eloisa e del loro bambino. E’ una persona egoista, ambiziosa ed arrogante. Eloisa, nel tempo, elabora l’idea di essere stata un’ombra nonostante la sua mente brillante e il suo essere non accondiscente ma alla fine si ritroverà succube di compromessi e decisioni altrui.

Il romanzo mi ha coinvolta da subito, proprio come “Francesca” poichè Manuela ha la capacità di farti rimanere incollata alle pagine, che tu conosca o meno la storia raccontata, non puoi che andare avanti per scoprire come è in grado di raccontarla, con il suo stile ricco ed inconfondibile, mai noioso.

Anche questo romanzo è super consigliato!

Lo avete letto?

A presto,

Martina

 

Il linguaggio segreto dei neonati – Tracy Hogg

Il primo consiglio che do – e che continuo a dare – ai neogenitori è di calmarsi. Ci vuole tempo per conoscere il proprio bambino. Ci vogliono pazienza e un’atmosfera tranquilla. Ci vogliono forza e resistenza. Ci vogliono rispetto e gentilezza. Ci vogliono responsabilità e disciplina. Ci vogliono attenzione e capacità di osservazione. Ci vogliono tempo e pratica. Occorre sbagliare molto. prima di far bene. E bisogna ascoltare il proprio intuito.

Prima della nascita della mia piccolina desideravo terminare tutti i libri che ho acquistato in questi mesi sulla gravidanza e devo dire che ci sono riuscita per un pelo! Ero curiosissima di iniziare questa lettura che, effettivamente, ha soddisfatto le mie aspettative. Tracy Hogg non scrive con l’intenzione di divulgare un sapere scientifico quanto essere di supporto a neogenitori, spaventati, con consigli pratici ma senza troppa rigidità. Ci dice forse qualcosa di scontato ma che in realtà a volte ignoriamo. Il nostro bambino è una persona prima di ogni cosa ed in quanto tale esige rispetto e la necessità di parlare con lui per avere idea di cosa gli aspetterà per creare una vera e propria routine in cui sentirsi rassicurato. L’idea è quella di programmare la giornata ma riuscendo ad essere allo stesso tempo anche flessibili. Programmare significa sapere cosa verrà dopo e questo rassicura genitori e bambini. Tracy ci da consigli sul linguaggio dei neonati, sulla gestione del ritorno a casa, sull’allattamento, sui massaggi infantili, sullo svezzamento, sull’importanza di trovare del tempo per sè e per la coppia, su come gestire le notti insonni. Tracy ci parla del metodo E.A.S.Y, un acronimo costituito da quattro fasi: mangiare (eat) , fare attività (activity), dormire (sleep) e, infine, il tempo per voi (you). Questo creerà una routine senza tralasciare nulla e senza farsi prendere dall’ansia su cosa fare e quando ma la regola principale è quella di DARSI TEMPO. Darsi tempo significa avere pazienza, non pensare che ogni giorno possa essere uguale al precedente, che programmare significa non vivere nel caos ma neanche nella rigidità, non ascoltare le esperienze degli altri altri perchè ogni bambino è unico e solo voi conoscete il vostro., significa che le cose cambiano nel tempo e bisogna stare al passo senza farsi influenzare troppo da come si procedeva anni addietro, significa farsi guidare dal buon senso, non sentirsi incapace.

Questo libro mi ha dato tanta positività, lo andrò sicuramente a recuperare nei momenti di sconforto.

A presto,

Martina

 

Il bacio più breve della storia – Mathias Malzieu

 Ma adesso ho soprattutto paura della felicità. So quanto male posso causare. Il pensiero di deludere mi impedisce di vivere una storia con spontaneità. Credo di non essere nata per vivere qualcosa di durevole, eccetto l’invisibilità. Mi accontento di assaporare qualche prelibatezza di tanto in tanto, ma rispetto le dosi omeopatiche che mi sono imposta.

Parigi, una sera al théâtre du Renard, l’orchestra suona “It’s now or never”. Una ragazza misteriosa e sfuggente si aggira, lui la nota, cerca in ogni modo di avvicinarla e, quando ormai tutto sembra impossibile, si trovano faccia a faccia e si baciano. Un bacio minuscolo, il più piccolo mai registrato, e lei scompare. Invisibile, si allontana. Un mistero anche per un inventore come lui che, seppur di indole tendenzialmente depressa, è determinato a rivedere l’eterea e vulnerabile creatura che lo ha ammaliato. Inizia così una ricerca serrata in cui sarà affiancato da due bizzarri personaggi: un detective in pensione, che ha tutto l’aspetto di un orso polare, e il suo stravagante pappagallo. Le invenzioni si susseguono e qualcosa di molto goloso e originale aiuterà il protagonista nel suo scopo. Ormai è chiaro, fra i due è scoccata una scintilla, si è prodotto un cortocircuito. Ma in amore gli artifici non bastano, servono coraggio e temerarietà, doti che entrambi dovranno conquistare se vorranno trovarsi e abbandonarsi l’uno all’altra.

R e c e n s i o n e 

Dopo “La meccanica del cuore” vi racconto con molto piacere la mia esperienza di lettura di quest’altra, incantevole, favola. Essa narra di un incontro fugace tra un inventore ed una bellissima ragazza, Sobralia, che termina con un brevissimo bacio, dolce, intenso, quanto triste. Di colpo Sobralia sparisce nel nulla. L’inventore si metterà alla ricerca della ragazza invisibile con l’aiuto di un pappagallo in grado di ripetere qualsiasi cosa. La storia è animata da elementi magici, fantastici, tipici dello stile di Mathias, che incantano letteralmente. E’ chiaro che, anche in questo caso, non è possibile ricercare il senso razionale di quello che accade, non vi trovate nella vita reale e se non riuscite ad andare un pò oltre non saprete cogliere la bellezza e la dolcezza che questa favola riesce a trasmettere. C’è da cogliere senz’altro il messaggio che Mathias lancia al lettore e cioè quello di non arrendersi, di sapersi mettere in gioco e rischiare. Sobralia scompare perchè nessuno ha mai avuto il coraggio di amarla davvero. Perchè forse è meglio accontentarsi di attimi, felicità a piccole dosi che sperare in un amore durevole.

“ […] non amare troppo era la chiave per non scomparire troppo, e non soffrire troppo.”

Ma questo ci rende troppo cauti ed in fondo non ci fa nemmeno vivere. Allora la chiave è non farsi sopraffare dal passato, cogliere l’attimo che nella sua fugacità ci fa sentire vivi, perchè potrebbe essere il momento giusto. L’idea della felicità spaventa. soffrire spaventa, ma se ci facessimo inghiottire solo dalle paure non potremmo riuscire a vivere.

Ve lo consiglio per sfuggire un pò dalla realtà 🙂

A presto,

Martina

Fuori piove, dentro pure. Passo a prenderti? – Antonio Dikele Distefano

C’è una storia d’amore importante, durata un anno e osteggiata da tutti, il primo grande amore e la sua fine. Perché Antonio è nero e per i genitori di lei il ragazzo sbagliato. E poi c’è la famiglia di Antonio, gli amici, la scuola e altri attimi del cuore. Ci sono incontri, amori, momenti che fanno crescere, istanti indimenticabili. “Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?” è la vita di un ragazzo raccontata di getto, inseguendo le emozioni, passando da un’immagine all’altra. Pagine cariche di sentimento, frasi che colpiscono il cuore e destinate a essere scritte e riscritte. Un racconto fatto di momenti singoli, come singole canzoni, che insieme fanno la playlist di una vita.

R e c e n s i o n e

A detta di molti è stato un caso editoriale per cui avevo delle grandi aspettative che in pochissimo tempo sono state deluse. Mi spiace sempre bocciare un libro ma recensire significa anche questo ed essere una lettrice accanita non significa farsi andare bene tutto purchè si legga. Veniamo a noi. Voglio iniziare con gli aspetti positivi di questo romanzo (?). L’argomento trattato è molto delicato, personale e autobiografico. Antonio ha raccontato fatti successi realmente a lui e alla sua famiglia, parla di un razzismo che ancora non si riesce a combattere fino in fondo. Questo è l’aspetto che ho amato di questo libro. A parte questo, non c’è una trama, sono pensieri ed emozioni scritte di getto (o questo è quello che si vuol far credere al lettore) di un giovane ragazzo che soffre perchè viene ingiustificatamente giudicato solo per il colore della sua pelle e per un amore ostacolato da troppi pregiudizi. Io questo lo comprendo e lo apprezzo, sono pienamente d’accordo ma contesto il modo in cui tutto ciò viene esposto. Sono frasi che hanno come unico obiettivo quello di stupire il lettore ma io credo, forse con un pizzico di cattiveria, che riescano a stupire solo gli adolescenti in preda alle prime sofferenze d’amore. Un pò come me quando leggevo Fabio Volo, Massimo Bisotti o Federico Moccia. Insomma, non è una lettura che consiglio, sicuramente gradevole se consideriamo anche il tema trattato ma, in linea di massima, non lo consiglio.

Fatemi sapere se lo avete letto e cosa ne pensate!

A presto,

Martina