Bosco Bianco – Diego Galdino

04A27E9A-78C2-4E59-A44E-4931A3028743“Le foglie degli alberi facevano da cornice a quel posto rubato a qualche favola”

Nel suo testamento, la signora Chiara Pizzi lascia in eredità Bosco Bianco, una bellissima e storica tenuta affacciata sulla costiera amalfitana, a suo nipote Samuele Milleri, figlio di sua sorella e alla signorina Maia Antonini, figlia della sua più cara amica d’infanzia. Si racconta che a Bosco Bianco sia nascosto il diario segreto del leggendario scrittore americano Albert Grant. Proprio per questo motivo Andrea Razzi, ricco uomo d’affari, con velleità politiche, vuole entrarne in possesso a qualsiasi costo, tanto da acquistare da Samuele Milleri la sua metà di Bosco Bianco appena ereditata, approfittando dei suoi gravi problemi finanziari, per poi obbligare Giorgio Betti, il suo migliore e fascinoso agente immobiliare, a fingersi il nipote della vecchia proprietaria per cercare di convincere Maia Antonini a vendergli la sua parte della tenuta, anche a costo di farla innamorare di lui.

Un po’ titubante comincio a leggere questo romanzo, pensavo non riuscisse ad emozionarmi a tal punto di poterlo finire in poco tempo. Tempo per la lettura me ne rimane molto poco e ultimamente faccio fatica a farmi trasportare completamente da un libro. Dopo quasi tre mesi in standby, grazie a questo romanzo, riesco a trovare la voglia di leggere e di appassionarmi, ero proprio alla ricerca di una storia che mi restituisse l’entusiasmo. La storia di Mia e Giorgio fa letteralmente sognare ad occhi aperti, è fatta di tenerezza e complicità ma anche di bugie poiché si ritrova incastrata in quello che sembra un inganno.

Per me è stata una lettura scorrevole, traavolgente ed intensa. Semplice nello stile ma emozionante. Sono sicura che leggerò gli altri romanzi scritti da Diego e sono contenta che Bosco Bianco sia stato autopubblicato poiché questa storia meritava di “vivere”.
A presto 

Martina

Eloisa e Abelardo – Manuela Raffa

“C’era solo Pietro Abelardo. Di fianco a te un’ombra di Eloisa, che doveva rimanere discosta, pacata, calma e che non avrebbe dovuto oscurare la tua grandezza”

1116, Regno di Francia. Eloisa è una donna fuori dal comune. Chiusa in convento fin da giovanissima, senza sapere nulla dei genitori, non è mai riuscita ad abituarsi a quella vita, una prigione fatta di polvere, silenzio e litanie, per lei prive di senso, ripetute all’infinito. L’unico modo di evadere è chiudersi nella biblioteca del convento dell’Argenteuil e perdersi tra le righe dei manoscritti che lì vengono conservati. Per questo, il giorno in cui le viene consegnata la lettera di suo zio Fulberto, che la invita a raggiungerlo a Parigi a vivere con lui, fuori da quelle odiate mura, Eloisa non crede ai propri occhi. La libertà. Finalmente la libertà che tanto ha desiderato assaporare. Pietro di Berengario, noto in tutta Parigi come Abelardo, è uno dei filosofi più celebri del suo tempo. Le sue lezioni all’università sono seguite da centinaia di studenti. Per quello ha lasciato la primogenitura e il suo castello in Bretagna e ha preso i voti, perché era il solo modo per poter dedicare la sua vita all’unica cosa che per lui abbia un senso: il sapere. Quando Eloisa e Abelardo si incontrano − lo zio di lei ha voluto concedere alla nipote una vera istruzione con il maestro più rinomato del momento − la loro è quasi una sfida. Diffidente lui, perché non pensa che una donna possa meritare la fama di letterata con cui viene acclamata Eloisa. E orgogliosa lei, che sente il rifiuto di Abelardo ad accettare la sua intelligenza. Ed è proprio questo il momento in cui sboccia il loro amore, in cui passione e intelletto fungono da trama e ordito, un’unione che è di corpi quanto di anime e menti. Tanto grande nella gioia quanto disarmante nel suo drammatico epilogo, che li porterà prima a mentire e a imbrogliare chi li ama, poi a perdere tutto e a vivere separati per sempre.

R e c e n s i o n e

Dopo aver letto “Francesca” (che vi consiglio vivamente) le mie aspettative sono state soddisfatte, ancora una volta. Anche in questo caso vi è una minuziosa descrizione delle peculiarità dei personaggi che conoscevo già dai miei studi universitari ma che non avevo approfondito particolarmente. Eloisa fu la donna più colta di tutta la Francia a soli 16 anni, ebbe l’opportunità di proseguire ed approfondire i suoi studi a Parigi dallo zio ricevendo istruzione da Pietro di Berengario, detto Abelardo, uno dei filosofi più celebri del suo tempo. Così Eloisa avrebbe ottenuto l’istruzione migliore che potesse mai ricevere e Fulberto ne avrebbe guadagnato in prestigio. Solo che le cose non andarono esattamente così. Tra i due nascerà un amore, anche intellettuale, incontrollabile. Una passione che sarebbe dovuta rimanere segreta, ma fino a quando? Eloisa rimarrà incinta e Abelardo la condurrà, di nascosto, nel proprio paese natale, Pallet, nella Bretagna minore, dove nel 1118 nascerà il figlio Astrolabio che verrà affidato alla famiglia di lui. Fulberto avrebbe voluto che si sposassero ma Abelardo proporrà (imporrà) ad Eloisa un matrimonio in gran segreto, matrimonio che non verrà accettato da Fulberto e che porterà ad un tragico epilogo.

Come ci dice Manuela nelle note conclusive, non si tratta di un amore per sempre, un amore che rimane immutato nel tempo ma una storia fatta di passione, sopportazione, accettazione, rabbia ed infine rassegnazione. Non credo ci fosse reciprocità in questo rapporto, Eloisa ama forte e con disinteresse, Abelardo si è innamorato di lei ma non a tal punto di rinunciare alla sua reputazione, ai suoi riconoscimenti ed alla sua filosofia. Non è mai stato in grado di mettere da parte tutto ciò per amore nei confronti di Eloisa e del loro bambino. E’ una persona egoista, ambiziosa ed arrogante. Eloisa, nel tempo, elabora l’idea di essere stata un’ombra nonostante la sua mente brillante e il suo essere non accondiscente ma alla fine si ritroverà succube di compromessi e decisioni altrui.

Il romanzo mi ha coinvolta da subito, proprio come “Francesca” poichè Manuela ha la capacità di farti rimanere incollata alle pagine, che tu conosca o meno la storia raccontata, non puoi che andare avanti per scoprire come è in grado di raccontarla, con il suo stile ricco ed inconfondibile, mai noioso.

Anche questo romanzo è super consigliato!

Lo avete letto?

A presto,

Martina

 

Il linguaggio segreto dei neonati – Tracy Hogg

Il primo consiglio che do – e che continuo a dare – ai neogenitori è di calmarsi. Ci vuole tempo per conoscere il proprio bambino. Ci vogliono pazienza e un’atmosfera tranquilla. Ci vogliono forza e resistenza. Ci vogliono rispetto e gentilezza. Ci vogliono responsabilità e disciplina. Ci vogliono attenzione e capacità di osservazione. Ci vogliono tempo e pratica. Occorre sbagliare molto. prima di far bene. E bisogna ascoltare il proprio intuito.

Prima della nascita della mia piccolina desideravo terminare tutti i libri che ho acquistato in questi mesi sulla gravidanza e devo dire che ci sono riuscita per un pelo! Ero curiosissima di iniziare questa lettura che, effettivamente, ha soddisfatto le mie aspettative. Tracy Hogg non scrive con l’intenzione di divulgare un sapere scientifico quanto essere di supporto a neogenitori, spaventati, con consigli pratici ma senza troppa rigidità. Ci dice forse qualcosa di scontato ma che in realtà a volte ignoriamo. Il nostro bambino è una persona prima di ogni cosa ed in quanto tale esige rispetto e la necessità di parlare con lui per avere idea di cosa gli aspetterà per creare una vera e propria routine in cui sentirsi rassicurato. L’idea è quella di programmare la giornata ma riuscendo ad essere allo stesso tempo anche flessibili. Programmare significa sapere cosa verrà dopo e questo rassicura genitori e bambini. Tracy ci da consigli sul linguaggio dei neonati, sulla gestione del ritorno a casa, sull’allattamento, sui massaggi infantili, sullo svezzamento, sull’importanza di trovare del tempo per sè e per la coppia, su come gestire le notti insonni. Tracy ci parla del metodo E.A.S.Y, un acronimo costituito da quattro fasi: mangiare (eat) , fare attività (activity), dormire (sleep) e, infine, il tempo per voi (you). Questo creerà una routine senza tralasciare nulla e senza farsi prendere dall’ansia su cosa fare e quando ma la regola principale è quella di DARSI TEMPO. Darsi tempo significa avere pazienza, non pensare che ogni giorno possa essere uguale al precedente, che programmare significa non vivere nel caos ma neanche nella rigidità, non ascoltare le esperienze degli altri altri perchè ogni bambino è unico e solo voi conoscete il vostro., significa che le cose cambiano nel tempo e bisogna stare al passo senza farsi influenzare troppo da come si procedeva anni addietro, significa farsi guidare dal buon senso, non sentirsi incapace.

Questo libro mi ha dato tanta positività, lo andrò sicuramente a recuperare nei momenti di sconforto.

A presto,

Martina

 

Il bacio più breve della storia – Mathias Malzieu

 Ma adesso ho soprattutto paura della felicità. So quanto male posso causare. Il pensiero di deludere mi impedisce di vivere una storia con spontaneità. Credo di non essere nata per vivere qualcosa di durevole, eccetto l’invisibilità. Mi accontento di assaporare qualche prelibatezza di tanto in tanto, ma rispetto le dosi omeopatiche che mi sono imposta.

Parigi, una sera al théâtre du Renard, l’orchestra suona “It’s now or never”. Una ragazza misteriosa e sfuggente si aggira, lui la nota, cerca in ogni modo di avvicinarla e, quando ormai tutto sembra impossibile, si trovano faccia a faccia e si baciano. Un bacio minuscolo, il più piccolo mai registrato, e lei scompare. Invisibile, si allontana. Un mistero anche per un inventore come lui che, seppur di indole tendenzialmente depressa, è determinato a rivedere l’eterea e vulnerabile creatura che lo ha ammaliato. Inizia così una ricerca serrata in cui sarà affiancato da due bizzarri personaggi: un detective in pensione, che ha tutto l’aspetto di un orso polare, e il suo stravagante pappagallo. Le invenzioni si susseguono e qualcosa di molto goloso e originale aiuterà il protagonista nel suo scopo. Ormai è chiaro, fra i due è scoccata una scintilla, si è prodotto un cortocircuito. Ma in amore gli artifici non bastano, servono coraggio e temerarietà, doti che entrambi dovranno conquistare se vorranno trovarsi e abbandonarsi l’uno all’altra.

R e c e n s i o n e 

Dopo “La meccanica del cuore” vi racconto con molto piacere la mia esperienza di lettura di quest’altra, incantevole, favola. Essa narra di un incontro fugace tra un inventore ed una bellissima ragazza, Sobralia, che termina con un brevissimo bacio, dolce, intenso, quanto triste. Di colpo Sobralia sparisce nel nulla. L’inventore si metterà alla ricerca della ragazza invisibile con l’aiuto di un pappagallo in grado di ripetere qualsiasi cosa. La storia è animata da elementi magici, fantastici, tipici dello stile di Mathias, che incantano letteralmente. E’ chiaro che, anche in questo caso, non è possibile ricercare il senso razionale di quello che accade, non vi trovate nella vita reale e se non riuscite ad andare un pò oltre non saprete cogliere la bellezza e la dolcezza che questa favola riesce a trasmettere. C’è da cogliere senz’altro il messaggio che Mathias lancia al lettore e cioè quello di non arrendersi, di sapersi mettere in gioco e rischiare. Sobralia scompare perchè nessuno ha mai avuto il coraggio di amarla davvero. Perchè forse è meglio accontentarsi di attimi, felicità a piccole dosi che sperare in un amore durevole.

“ […] non amare troppo era la chiave per non scomparire troppo, e non soffrire troppo.”

Ma questo ci rende troppo cauti ed in fondo non ci fa nemmeno vivere. Allora la chiave è non farsi sopraffare dal passato, cogliere l’attimo che nella sua fugacità ci fa sentire vivi, perchè potrebbe essere il momento giusto. L’idea della felicità spaventa. soffrire spaventa, ma se ci facessimo inghiottire solo dalle paure non potremmo riuscire a vivere.

Ve lo consiglio per sfuggire un pò dalla realtà 🙂

A presto,

Martina

Fuori piove, dentro pure. Passo a prenderti? – Antonio Dikele Distefano

C’è una storia d’amore importante, durata un anno e osteggiata da tutti, il primo grande amore e la sua fine. Perché Antonio è nero e per i genitori di lei il ragazzo sbagliato. E poi c’è la famiglia di Antonio, gli amici, la scuola e altri attimi del cuore. Ci sono incontri, amori, momenti che fanno crescere, istanti indimenticabili. “Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?” è la vita di un ragazzo raccontata di getto, inseguendo le emozioni, passando da un’immagine all’altra. Pagine cariche di sentimento, frasi che colpiscono il cuore e destinate a essere scritte e riscritte. Un racconto fatto di momenti singoli, come singole canzoni, che insieme fanno la playlist di una vita.

R e c e n s i o n e

A detta di molti è stato un caso editoriale per cui avevo delle grandi aspettative che in pochissimo tempo sono state deluse. Mi spiace sempre bocciare un libro ma recensire significa anche questo ed essere una lettrice accanita non significa farsi andare bene tutto purchè si legga. Veniamo a noi. Voglio iniziare con gli aspetti positivi di questo romanzo (?). L’argomento trattato è molto delicato, personale e autobiografico. Antonio ha raccontato fatti successi realmente a lui e alla sua famiglia, parla di un razzismo che ancora non si riesce a combattere fino in fondo. Questo è l’aspetto che ho amato di questo libro. A parte questo, non c’è una trama, sono pensieri ed emozioni scritte di getto (o questo è quello che si vuol far credere al lettore) di un giovane ragazzo che soffre perchè viene ingiustificatamente giudicato solo per il colore della sua pelle e per un amore ostacolato da troppi pregiudizi. Io questo lo comprendo e lo apprezzo, sono pienamente d’accordo ma contesto il modo in cui tutto ciò viene esposto. Sono frasi che hanno come unico obiettivo quello di stupire il lettore ma io credo, forse con un pizzico di cattiveria, che riescano a stupire solo gli adolescenti in preda alle prime sofferenze d’amore. Un pò come me quando leggevo Fabio Volo, Massimo Bisotti o Federico Moccia. Insomma, non è una lettura che consiglio, sicuramente gradevole se consideriamo anche il tema trattato ma, in linea di massima, non lo consiglio.

Fatemi sapere se lo avete letto e cosa ne pensate!

A presto,

Martina

Magari parto. Diario di bordo per gestanti e neomamme – Flavia Rampichini

La cosa più bella che vedo al mattino:

la testa di mio figlio poggiata sul cuscino

e il viso di suo padre vicino e addormentato.

Loro non lo sanno che il giorno è già iniziato.

 

Quando stai per diventare mamma, che tu sia un’appassionata lettrice o meno, sentirai l’esigenza di fiondarti in libreria e cercare “IL LIBRO DELLE RISPOSTE”. Ecco, entrata in libreria, scoprirai che non esiste! La prima volta che lo feci ne uscii molto confusa e insoddisfatta, non volevo sentire parlare di teorie, di visite di routine e rischi. Per quello bastavano ed avanzavano le mie stupide ricerche sui siti internet, quelle ricerche che alimentano solo ansie e paure. Per me non era il momento adatto per affrontare tutto questo nei momenti di relax, a casa, davanti ad un libro. Mi sono chiesta cosa cercassi davvero. Cercavo un libro che, nonostante la mia professione, mi desse dei consigli pratici su come affrontare, non tanto il percorso gestazionale, quanto il momento della nascita ed i primi mesi. Cercavo delle esperienze concrete. Così mi sono imbattuta in questo libro, semplice, leggero, poco tecnico ma concreto. Eva scopre di essere incinta e, come ci dice l’autrice, comincia un viaggio verso l’ignoto. Un viaggio fatto di nausee, tempi scanditi da settimane e non più da mesi, nuove abitudini alimentari, notti insonni, la pipì ogni secondo, i primi calcetti, la lacrima facile, la paura del parto. Dopodichè si ripercorre la nascita del piccolo Guido, la nuova vita in tre, l’emozione e la paura nel tenerlo in braccio, il non sapere cosa fare quando piange ed il perchè, la fatica dell’allattamento che richiede molta pazienza, le prime colichette, la nota dolente dell’inserimento al nido per permettere ad Eva, controvoglia, di rientrare a lavoro. Tutto viene vissuto con naturalezza nonostante le incertezze, nonostante non ci sia un vero manuale che ti possa mai dire come comportarti, cosa è meglio o giusto fare. Alla fine arrivi alla conclusione che puoi solo limitarti ad ascoltare le esperienze degli altri, farti consigliare ( quando TU lo ritieni opportuno), lasciarti scivolare addosso commenti e consigli non richiesti. Ogni gravidanza è a sè, ogni bimbo è unico. Non si nasce mamma, non si nasce papà, non serve essere educatori di professione, non c’è un libretto di istruzioni. Solo l’amore, il buon senso e l’esperienza vissuta quotidianamente sapranno guidarti. Questo è quello che, in fin dei conti, ho colto in questo libro che tratta tutto questo in maniera semplice arrivando al lettore con facilità e leggerezza. E’ quello che dico a me stessa e che suggerisco a chi si trova a vivere questo meraviglioso momento della propria vita. 

Lettura consigliata!

A presto,

Martina

E’ un giorno bellissimo – Amabile Giusti

«Di scoprire la verità. Di essere te stessa. Di mandare affanculo le favole. Di smetterla di girare intorno alla vita e di cominciare a entrarci dentro. Le cose che succedono non devono per forza essere disgrazie: possono anche essere utilissimi calci in culo per iniziare una buona volta a vivere davvero. Io credo che non ci capiti mai nulla che non siamo in grado di sopportare. Magari non lo comprendi subito, sulle prime ti sembra di essere vittima della sfiga più stronza dell’universo, ma a un tratto ti rendi conto che tutto ha un senso: la tua storia voleva solo portarti su una certa strada e, siccome non capivi, è stato necessario uno spintone.»
Grace Gilmore, bionda diciottenne di buona famiglia, vive in un mosaico di cristallo in cui ogni tessera ha il suo posto preciso: i suoi genitori sono belli, ricchi e affettuosi, le porte dell’università di Yale si apriranno subito dopo l’estate, e un principe azzurro di nome Cedric è il fidanzato pronto a sposarla. Eppure bastano una sola notte e tre colpi bassi del destino a farle mettere in discussione tutto quel mondo.
Con i cocci delle sue illusioni in uno zainetto e i frantumi della sua vecchia vita nel cuore, Grace si ribella al suo futuro perfetto, scelto da chiunque tranne che da lei. Si lancia così in un inatteso e spontaneo road trip in giro per gli States, decisa per una volta a seguire il suo istinto e i suoi sogni.
A New York conosce il bellissimo Channing: metà latino e metà asiatico, capelli di seta e fisico mozzafiato, irriverente ma gentile. È lui il fulmine dagli occhi blu che squarcia il cielo grigio nel cuore di Grace. Dalla Pennsylvania all’Ohio, dal Kentucky all’Illinois, fino al tour sulla mitica Route 66, il destino sembra deciso a far intrecciare le strade dei due giovani. E mentre Grace imparerà a conoscere sentimenti nuovi ed emozioni autentiche – così lontane dalla sua vecchia vita –, Channing dovrà fare i conti con un tragico segreto che potrebbe spezzare il sogno di un giorno bellissimo.
R e c e n s i o n e
Acquistato con Prime Reading e letto in due giorni tramite app di Kindle sul pc! E ho detto tutto! E’ stata davvero una lettura interessante, leggera ed adatta al periodo estivo nel quale mi ci sono dedicata. Nulla di impegnativo eh, ma davvero carino. Più che sulla trama mi vorrei concentrare sul messaggio destinato al lettore. Non esiste un vita perfetta, non esiste gente perfetta, non si può vivere in un castello dorato che non esiste. Ci si può illudere di vivere o di poter raggiungere la perfezione ma in realtà non è mai così e prima o poi ci si scontra con la verità e, di solito, questo avviene in maniera forte, intensa e ci fa perdere l’equilibrio. Tutto, però, ha sempre un senso. Questo è quello che succede a Grace. Channing, invece, dovrà fare i conti con il suo cuore, letteralmente ed in ogni senso. Vive senza freni, senza legami, non ha bisogno di nessuno ma mente spudoratamente a se stesso, non si prende cura di sè, scappa ma non potrà farlo per sempre.
Sono sicura che leggerò altro di Amabile Giusti, mi sa che ne vale la pena.
Non vi svelo altro, e, come sempre, evito di dilungarmi. Mi piace incuriosirvi ma mai troppo! 🙂
A presto,
Martina

Andiamo a vedere il giorno – Sara Rattaro

Capire qualcuno è molto più difficile che amarlo

Alice è stata una figlia modello e una perfetta sorella maggiore, quella che in famiglia cercava di tenere insieme tutti i pezzi mentre il padre stava per abbandonarli, quella che per prima ha trovato il modo di comunicare con il fratellino, nato privo di udito, e di farlo sentire «normale». Ha pensato agli altri prima che a se stessa, ha seguito le regole prima che il cuore e adesso, di fronte a una passione che ha scardinato tutti i suoi schemi e le sue certezze, si ritrova a mentire, tradire, fuggire. Ma sua madre, Sandra, non ha alcuna intenzione di lasciarla sola. Su quel volo per Parigi c’è anche lei, e insieme iniziano un viaggio che è un guardarsi negli occhi e affrontare tutti i non detti, a partire da quel vuoto che ha rischiato di inghiottire la loro famiglia tanti anni prima. Alice si illude che, ritrovando la persona che si era insinuata nelle crepe della loro fragilità, possa dare una risposta a tutti i perché che si porta dentro, magari capire ciò che sta accadendo a lei ora, vendicare il passato e punire se stessa. Le occorreranno chilometri e scoperte inattese, tuttavia, per comprendere che non è da quella ricerca che può trovare conforto. Perché una sola è la verità: la perfezione non esiste, solo l’amore conta, solo l’amore resta. E la sua famiglia, così complicata, così imperfetta, saprà dimostrarle ancora una volta il suo senso più profondo: essere presente, sempre e a ogni costo. Per continuare insieme il cammino, qualunque sia la destinazione.

R e c e n s i o n e 

Ed eccomi qui, dopo un lungo, lunghissimo periodo di latitanza. Quest’oggi vi parlo dell’ultimo romanzo di Sara Rattaro, “Andiamo a vedere il giorno”. Qui ritornano vecchi personaggi, a me cari, di “Non volare via”: Alberto, Sandra, Alice e Matteo. E’ una famiglia “normale” che affronta piccole e grandi difficoltà e, quindi, anche stavolta Sara ci parla di storie di vita quotidiana capaci di farci entrare nel romanzo dalla porta principale con forte empatia. Stavolta il romanzo non è incentrato su Matteo e la sua lotta all’indipendenza, poichè è un traguardo sempre più vicino e raggiungibile con la sua forza d’animo, ormai è un uomo! Adesso si parla di Alice, l’abbiamo conosciuta come una ragazza determinata ed una figlia forte nei momenti familiari di sconforto. In fondo è sempre la stessa ma la sua fragilità è evidente, prende decisioni con leggerezza, o forse non è capace di prenderle. E’ cosi enigmatica, agisce di impulso, prova senso di colpa per i suoi errori e per quelli del padre, prova a mettersi nei suoi panni e in quelli della madre, ha paura di deludere tutti e se stessa. Sandra per lei sarà un punto di riferimento fondamentale, il loro legame è viscerale come pochi tra madre e figlia. Sandra le insegna che colpevolizzarsi per i proprio errori e per le proprie debolezze a poco serve, giudicare e giudicarsi non fa che complicare una situazione che potrebbe essere più semplice di quello che appare. Le insegna che, nella vita, si fanno scelte che dall’esterno potrebbero sembrare sbagliate ma che in fondo sono le uniche che ci fanno stare bene con noi stessi.

Sara utilizza sempre uno stile molto semplice, scorrevole ma dal carattere forte ed intenso ed è per questo che non mi stancherò mai di leggere ciò che scrive. Arriva dritta al dunque senza dilungarsi mai troppo. Ho adorato l’ambientazione, i colpi di scena che lasciano con il fiato sospeso e le emozioni che riesce sempre a provocare in me. Apro i suoi libri e mi sento a casa, chiudo fuori il mondo e terminarli è sempre un dispiacere. Soprattutto se in un pomeriggio riesco a finirli!

Anche stavolta vi consiglio la lettura di questo romanzo perchè sono sicura che non ve ne pentirete!

A presto,

Martina

Saper amare – Nino Salvaneschi

Talvolta una parola supera un gesto e un silenzio cento discorsi. Spesso chi sa amare meglio può tacere di più. E chi può amare di più sa attendere meglio. 

Questo volume, da amante dei libri antichi – ingialliti – vissuti, mi chiamava a gran voce dal suo anonimo posticino su uno scaffale di una libreria palermitana. L’ho preso senza pensarci un secondo! In più vogliamo metterci che sono anche una romanticona?!

La prima edizione risale al lontano maggio del 1939 ed è il primo libro di un trittico. Non voglio rassegnarmi al fatto che non troverò gli altri due volumi, a meno che io sia baciata per la seconda volta da una fortuna incredibile. Non è semplice trovare libri del genere in giro, nemmeno nei mercatini dell’usato, e a soli tre euro.

Ma veniamo dritti al dunque e a quello che scrive il caro Nino in questo libro. Si reputa una persona che ha amato, sofferto e dubitato prima di poter comprendere cosa sia l’amore, il dolore e la fede. Riunisce, in questo volumetto, i suoi stati d’animo, impressioni emotive, dialoghi con sè stesso, colloqui con il cuore, con l’anima e la coscienza. Si rivolge chiaramente al lettore come fosse un suo amico, un confidente, un fratello, per raccontare ciò che ha imparato sulla sua pelle. Si parte da considerazioni sulla vita, su quanto sia fondamentale svegliarsi ogni mattina ed avere qualcosa di buono da fare e dare e proseguire senza farsi scoraggiare, di rimanere sé stessi senza mai tradirsi, di non lasciarsi investire dagli avvenimenti, e parla di tutto questo non in maniera semplicistica ma chiarisce il fatto che è necessario passare attraverso il dolore o guardarsi dentro e sottolinea che non è mai facile. Questo, a mio parere, distingue le citazioni dalle lezioni di vita. E poi, Nino, parla tanto di amore, degli incontri marcati dal caso, di anime che si riconoscono. Ma che significa saper amare? Chi di noi può dire di essere sicuro di saper amare nel modo giusto? Semmai ne esistesse uno.

Saper amare vuol dire essere curioso di te e delle cose che ignori ancora; interessarmi alla tua vita di tutti i giorni e di ogni ora, alle simpatie che ti attraggono, ai lavori che ti occupano. E così gioire nel guardarti vivere. Saper amare vuol dire cercarti nelle realtà visibili e trovarti in quelle invisibili, scoprendo virtù e difetti del tuo carattere. E così aiutarti a formare la tua personalità, presentandoti di volta in volta al tuo cuore, alla tua anima, alla tua coscienza. Saper amare vuol dire comprendere, proteggere, perdonare. È così accompagnarti, precederti, seguirti senza lasciarti avvertire il mio passo, senza farti pesare la mia mano, in modo che io rimanga all’ombra e tu cammini nella luce.

Non mi dilungo oltre, non spoilero altro. Su Amazon ed Ebay potrebbe esserci qualcosa ma il prezzo è certamente proporzionato anche alla sua rarità, inoltre non so se fidarmi delle descrizioni del prodotto essendo, certamente, un libro, per così dire, piuttosto “anziano”. Potrei rischiare!

A presto,

Martina Campisi

 

Una donna spezzata – Simone De Beavior

Monique ha sempre creduto nel suo matrimonio. Soprattutto, ha sempre creduto nel suo ruolo di moglie: muoversi sicura per casa, gestire la vita familiare, provvedere agli altri con la certezza di essere necessaria. Ma è bastata una frase di Maurice: “C’è una donna”. E se Monique è tradita dal marito, la madre di Philippe lo è dal figlio, che al progressismo materno preferisce lo spirito pratico e conservatore della moglie. Murielle, invece, non ha né mariti né figli con cui scontrarsi: due matrimoni finiti male e il suicidio della figlia la condannano a una solitudine che la rende cruda e volgare, astiosa verso il mondo e verso un Dio che forse non c’è. Tre racconti, tre donne, tre crisi.

Simone, madre del femminismo, non ha bisogno di molte presentazioni. E nemmeno questa pietra miliare del femminismo scritta nella seconda metà del Novecento. Mi sono resa conto di quanto questo libro si ancora attuale, di quanto sia importante amare ma prima di tutto se stesse. Che l’amore non diventi mai dipendenza e che non ci si senta mai la metà di una mela. Quando siamo adolescenti non riusciamo a capire tutto questo, nelle prime storie d’amore si confonde l’amore con la dipendenza affettiva, è necessario avere qualcuno accanto per entrare nel mondo degli adulti, perchè è così che gli adulti si realizzano. Poi si cresce. Qualcuno rimane ancorato a questa concezione, qualcun altro, nella propria solitudine o con una persona matura accanto, interiorizza che l’unica cosa a cui non possiamo rinunciare è l’indipendenza. Le persone a noi care sono quel quid in più per vivere meglio e più felici. Nessuna donna ha bisogno di un uomo per essere completa perchè lo è già in se stessa, non ha bisogno dell’approvazione di un uomo per sentirsi bella, non ha bisogno di stare chiusa in casa per sentirsi una buona madre, non ha bisogno di un uomo che la mantenga perchè è in grado di essere indipendente economicamente, primo passo per la libertà di ognuno. Le donne di questo racconto sono fortemente dipendenti dal marito, dagli amici e dalle persone care in generale, si preoccupano delle aspettative degli altri o di cosa possono pensare, non si rendono conto che servono su un piatto d’argento il modo di poterle sottomettere e relegare ad una condizione marginale, perchè la cosa più importante è NON FARE SCENATE! Tutto questo mi mette parecchia tristezza, mi piacerebbe che le sue parole arrivassero a quelle donne che non hanno ancora imparato che il centro del loro mondo non è un uomo. Che si può sempre trovare il modo di reinventarsi!

Bello bello bello!

A presto,

Martina