Cerca

Milioni di libri – Recensioni

*Tu leggi, leggi ogni volta che puoi, ti salverà! *

Mese

giugno 2017

Francesca – Manuela Raffa

Erano perduti, dall’istante in cui si erano visti. Le loro strade erano destinate a incrociarsi e fondersi.

Premetto che ho sempre amato la magica quanto tragica vicenda amorosa tra Paolo e Francesca sin dalla scuola ma in realtà di Francesca da Polenta si è sempre saputo molto poco. Sicuramente dai versi di Dante nel V canto della Divina Commedia emerge la propensione della giovane donna alla lettura, ad argomenti politici e prettamente maschili per quell’epoca. Come sappiamo le donne non avevano bisogno di un’istruzione vera e propria né tantomeno di leggere ma bastava che conoscessero le regole per essere una buona moglie, come occuparsi delle faccende di casa, come allevare i figli. Le donne non servivano ad altro, non potevano impicciarsi in questioni da uomini ed una volta cresciute il loro scopo era quello di aiutare i padri a perseguire accordi politici. Questo è quello che succede anche a Francesca, bellissima, brillante, acuta, appassionata alla lettura, curiosa e molto altro. Il padre si rende conto del gioiello che ha tra le mani ma il potere è più importante di qualsiasi altra cosa e la cede a Giovanni Malatesta, storpio e privo di cultura. Per lui Francesca, che accetta la decisione del padre senza ribellarsi, diventa un trofeo, farà di tutto per renderla felice ma allo stesso tempo sa di doverla contenere perché dovrà portare a termine tutti i compiti che si addicono ad una buona moglie, come dare alla luce un erede maschio. Francesca però si innamora della bellezza,  fisica e mentale, del cognato Paolo Il Bello. Cercheranno di sfuggire alla passione e all’amore che li lega, cercheranno di essere prudenti ma niente sarà più forte del sentimento che lega. Il tragico finale lo conoscete già, evito di dilungarmi!:) Il linguaggio di Manuela è fresco, mai pesante, incuriosisce nonostante si conosca già la vicenda, si sofferma poco sulla narrazione storica di per sé concentrandosi su Francesca, sulle sue passioni, sugli stati d’animo, fa parlare Giovanni in prima persona della sua gelosia, del suo dolore, mai pentito di ciò che ha fatto. Un amore fortissimo, quanto peccaminoso, che fa sognare, che dà vita ma conduce anche alla morte, che fa divorare questo libro in pochissimo tempo. Io l’ho AMATO! ❤

Consigliatissimo! 🙂

Intervista all’autore: Antonio Villani

Ciao Antonio! Parlaci un po’ di te. 

Ciao Martina! Questa domanda mi mette sempre un po’ in difficoltà, perché è tanto semplice da fare quanto complicato rispondere! Quindi ci provo: mi chiamo Antonio, ho 28 anni, studio Giurisprudenza (ma sono quasi alla fine, fra un paio di secoli dovrei riuscire a laurearmi), nel tempo libero suono qualsiasi cosa abbia dei tasti, leggo meno libri di quanto vorrei, mangio più cibo di quanto potrei e mi lamento più di quanto dovrei.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere la carriera di scrittore?

Come detto, uno dei miei hobby è lamentarmi. Sin da bambino, ho cercato di dare a questi lamenti una forma edulcorata: ho disegnato (brutti) fumetti , ho scritto (pessime) canzoni d’amore e poi sono passato alla narrativa, che per ora è il linguaggio che mi si addice di più – e in cui credo di riuscire meglio. Ma d’altronde, per me l’essenza dell’Arte è questa: costituire il modo più nobile che ha l’uomo per lamentarsi!

Quando scrivi ti ispiri a qualche scrittore in particolare?

Sì, ho e ho avuto diversi modelli di riferimento: quella che definisco la mia BBC (Benni, Buzzati, Calvino), Nick Hornby, Kurt Vonnegut, Alan Bennett. Per La Venere Dobner mi sono ispirato a George Simenon, Agatha Christie e alla tradizione fumettistica belga, in particolare a Edgar P.Jacobs, un autore che secondo me va assolutamente riscoperto.

Che genere preferisci? Il tuo libro preferito?

Ho una predilizione per tutto ciò che è assurdo e/o grottesco. Credo sia colpa di tutti i Dylan Dog che ho letto da adolescente! Per questo adoro Buzzati, Perec, Vonnegut, Queneau…per quanto riguarda il mio libro preferito, davvero non saprei scegliere. Posso dirti però il primo che mi ha fatto venire voglia di scrivere un romanzo: Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez.

Parlaci un po’ del tuo primo scritto, di come ti sei sentito.

Per me la scrittura è fondamentalmente artigianato. Quindi, dopo aver scritto il mio primo racconto “completo” mi sono sentito esattamente come se avessi costruito il mio primo Sentivo la gioia di aver dato vita a qualcosa che prima non c’era e di averlo fatto attraverso un metodo, una sapienza manuale, un lavoro di cura e di pazienza.

Ti sei rivolto anche a case editrici più rinomate per sottoporgli il tuo ultimo romanzo?

Sì, ho ovviamente inviato il romanzo anche alle “major”, ma appena mi si è presentata l’opportunità di pubblicare con i ragazzi di Eretica Edizioni ho pensato fosse la cosa migliore. Cominciare dal basso, dalla gavetta, per quanto difficile, è forse il modo più sano di approcciarsi a questo mondo. In futuro, però, ho l’obiettivo di arrivare a pubblicare per una grande casa editrice (Einaudi, Fazi – sono ghiotto dei loro libri – Bompiani…), e spero di riuscirci!

Cosa ti ha ispirato nella stesura di “La Venere Dobner”?

Mi trovato a Trieste in vacanza con la mia famiglia. Da mesi tentavo di creare un personaggio che in qualche modo richiamasse tanto il fumetto d’avventura (alla Tintin, per intenderci) quanto le tematiche e gli schemi del giallo. Così, mentre camminavo tra i rettifili del borgo Teresiano, ho capito che avrei potuto unire le mie grandi passioni (il viaggio, l’arte, lo scrivere per lamentarmi) creando una serie di storie con protagonista un professore di storia dell’Arte invischiato in misteri di vario tipo. Così sono nati Saverio Pontecorvo e La Venere Dobner (a proposito, Dobner è un vero cognome triestino!)

Un altro progetto futuro bolle in pentola?

Ho già cominciato a scrivere un nuovo romanzo con Saverio protagonista, ambientato in Belgio o con un nuovo cattivo degno di Moriarty. L’idea è di pubblicare almeno una “trilogia di Pontecorvo”, ma per farlo è necessario riuscire a farsi conoscere e a vendere copie. La piccola editoria vive della passione degli editori ma soprattutto di copie vendute, che consentono a noi col sogno di fare gli scrittori di continuare a pubblicare. Quindi, se volete leggere ancora storie di Saverio, comprate La Venere Dobner!

Cosa ti senti di consigliare agli scrittori emergenti?

Innanzitutto, di leggere assai, e non solo libri. Poi di continuare a scrivere e di non abbattersi neanche davanti alle difficoltà che potrete avere non pubblicando o pubblicando con una piccola casa editrice che vi getterà sulle spalle tutto il peso della promozione. Siate sempre voi stessi in quello che scrivete, non cercate di somigliare ad altri scrittori solo perché è quella la moda del momento, raccontate solo di cose di cui avete conoscenza diretta: se abitate ad Afragola e non siete mai usciti di casa, non scrivete di coltivatori di tè cinesi! L’onestà, nella scrittura, è fondamentale.

Bene, ti ringrazio per la tua disponibilità e ti auguro di raggiungere i successi che desideri.

Ringrazio te per questa opportunità! Sai che è la mia prima intervista? Ma d’altronde tu sei stata anche la prima a recensire il mio libro precedente, quindi da oggi in poi ti chiamerò “la donna dei primati”! Un abbraccio grandissimo a te e ai tuoi lettori!

 

Per acquistare il libro : http://www.ereticaedizioni.it/prodotto/antonio-villani-la-venere-dobner/

41KmVjTK8lL._SX319_BO1,204,203,200_

La Venere Dobner – Antonio Villani

Buon pomeriggio lettori! Quest’oggi vi parlo del primo romanzo del giovane Antonio Villani edito da Eretica Edizioni. Sinossi: La Venere nel Giardino, capolavoro di Lucas Cranach confiscato dai Nazisti nel 1944, sembra essere miracolosamente riapparsa proprio lì dove era stata sottratta, a Trieste. È l’originale? È una copia? L’unico che può scoprirlo è Saverio Pontecorvo, professore di Storia dell’Arte per lavoro e indagatore per passione. Sullo sfondo di una Mitteleuropa decadente, tra personaggi melliflui e strade battute dal vento, si nasconde una verità inaspettata.

I primi capitoletti scorrono molto velocemente ed in modo lineare grazie ad un linguaggio scorrevole. Pian piano ci si addentra nella storia che si fa più intricata, curiosa e inaspettata. Tutto questo fa crescere l’interesse del lettore che sente il bisogno di scoprire, il prima possibile, cosa c’è dietro a questa faccenda che sembra apparentemente molto semplice. Possibile che, in tanti anni, siano state presentate come originali delle copie della Venere e adesso che viene ingaggiato Saverio Pontecorvo, per  per autenticare l’opera e mettere fine a questo spaccio di falsi, fili tutto liscio? Ovviamente non andrà cosi. C’è tanto da scoprire! Vi consiglio la lettura molto piacevole di questo romanzo accattivante e ben scritto. Ho avuto il piacere di poter leggere dei racconti scritti da Antonio, gradevoli e divertenti, ma con questo romanzo credo ci sia stato un vero salto di qualità e secondo il mio modesto parere credo che abbia una maggiore propensione, attitudine nei confronti di questo genere. Questo e tanto altro scopriremo a breve tramite un’intervista che sto preparando per lui 🙂

A presto,

Martina

Essere me, amare te – Marshall Rosenberg

Le notti insonni a volte sono anche produttive, ti permettono di portare avanti le letture! 😀 Per chi non lo conoscesse, Marshall Bertram Rosenberg è uno psicologo statunitense nonché il creatore della comunicazione non violenta, un processo di comunicazione che facilita lo scambio di informazioni necessarie per risolvere i conflitti e le differenze in modo pacifico. Egli è il fondatore ed ex direttore dei Servizi Educativi per il Centro per la comunicazione non violenta, un’organizzazione internazionale non-profit. Nonostante la cover ritragga un uomo e una donna, il sottotitolo ci fa comprendere in pieno che non è una guida alle relazioni specificatamente amorose. L’errore che spesso facciamo quando ci rapportiamo all’altro è quello di pensare che i suoi bisogni siano più importanti dei nostri che, invece, ignoriamo e tutto questo crea uno stato di insoddisfazione. Bisogna smetterla di sentirsi responsabili dei sentimenti degli altri! E’ giusto ascoltare ed accogliere ciò che prova l’altro ma questo non significa che dobbiamo sottostare obbedendo sentendoci in errore. Ciò che vuole l’altro non deve farmi sentire sbagliato! Aldilà di una vera e propria comunicazione che spesso manca, la soluzione che viene proposta, in diversi casi pratici che vengono riportati da seminari tenuti da Rosenberg, è quella di cercare, con empatia, di considerare i nostri e i bisogni dell’altro. Bisogni che, a volte, vengono interpretati come pretese. Quando esprimiamo un nostro dispiacere, o la volontà di fare e desiderare qualcosa, non stiamo necessariamente accusando l’altro o pretendendo da lui qualcosa, vogliamo solo dire : “Ecco! E’ questo che voglio, è quello di cui ho bisogno!” Se un partner preferisce giocare una partita di calcio con gli amici piuttosto che passare la serata con la fidanzata non significa che non abbia voglia di stare con lei ma semplicemente che in quel momento lui ha bisogno di uno spazio per sé. Forse sembra tutto scontato ma a volte non ne siamo consapevoli, i rifiuti intesi come tali ci mettono di cattivo umore perché interpretiamo malamente ciò che ci viene detto, non entriamo in empatia. Questo vale in amore, in amicizia, in ogni relazione umana. Poche pagine ma intense e da leggere con attenzione. Vi faranno notare gli errori che commettete quotidianamente, i sentimenti di delusione che derivano dal non comprendersi, litigi che possono essere evitati in semplici (a quanto pare) mosse. Io credo, onestamente, che sia tutt’altro che semplice, non solo comprendere ciò che abbiamo dentro ma anche provare a metterci nei panni degli altri, forse non abbiamo più la pazienza o semplicemente la nostra mente adulta è abbastanza strutturata per poter cambiare prospettiva in poco tempo ma questo non significa che non possiamo provarci spinti dai benefici che se ne traggono e tra questi primeggia la serenità interiore. Cosa non da poco! Ve ne consiglio vivamente la lettura, vi ritroverete e vi rimprovererete e questo vi sorprenderà 🙂

Martina

 

La mediazione familiare – Dino Mazzei, Vittorio Neri

Il “modello simbolico trigenerazionale” consente di affrontare il percorso di mediazione familiare a partire dalle tre domande fondamentali che un professionista deve porsi. Come lavorare sul presente e decidere il tipo di intervento più appropriato? Come comprendere l’influenza del passato sull’attuale processo di separazione della coppia? E quali sono le strategie più efficaci per costruire nel futuro un accordo che salvaguardi il legame tra le generazioni? Il lettore troverà nel volume una risposta chiara e approfondita a queste domande e potrà avvalersi dell’ampia casistica presentata per orientarsi in ogni passo del processo di mediazione familiare.

Il testo è diviso in due parti : la prima è dedicata ampiamente alla storia e ai modelli di mediazione familiare, a come concretamente vanno gestiti i conflitti, nella seconda parte troviamo il quadro teorico di riferimento e il processo di mediazioni viene sviscerato nelle varie fasi. Questo manuale può essere letto e facilmente compreso anche da chi si approccia per la prima volta a questa tematica e desidera porre le basi della sua conoscenza a riguardo poiché utilizza un linguaggio semplice ma allo stesso tempo adeguatamente tecnico, segue un filo logico, si parte dal generale e si scende pian piano nello specifico del processo di mediazione nelle sue tappe, nei ruoli di ogni figura professionale. Credo sia necessario, per chi lavora nel sociale, avere almeno una minima idea dell’importanza della mediazione familiare, della necessità di garantire uno sviluppo equilibrato ai figli cercando di restituire al genitore la sua funzione genitoriale nonostante l’evento separativo. I figli vanno tutelati in primis ma deve essere tenuta conto anche la condizione del genitore che attraversa un periodo traumatico della sua vita e che a volte non riesce a capire quale sia la priorità perché annebbiato dalla rabbia o dal dolore. Non è sempre facile comprendere che farsi la guerra è dannoso per sé e per i figli. E qui il mediatore diventa una figura imparziale, facilita la comunicazione, cerca possibili soluzioni al conflitto, rinegozia gli accordi, garantisce equità, coglie e dà voce ai loro bisogni. Questo libro guida il lettore, che evidentemente interessato a questo tipo di intervento psicosociale, può trarre spunto per orientarsi e capire nella pratica come fare e quali condizioni considerare. A mio avviso può essere una lettura interessante per psicologi, pedagogisti, magistrati, giudici. Un testo davvero valido da leggere e studiare!

Martina

Un viaggio chiamato vita – Banana Yoshimoto

“Sono infiniti e diversi i modi di trascorrere la vita… non voglio dimenticarlo mai.”

“Un viaggio chiamato vita” è entrato ufficialmente e senza ostacoli nella mia lista di libri preferiti. Pur non avendo una vera e propria trama, tutto ciò che tratta è legato da un fil Rouge che si riassume esattamente nel titolo stesso del libro.  La vita come un viaggio fatto di ricordi, tantissimi ricordi che ci portiamo dentro e che ci accompagnano sin dalla primissima età. Sono memorie di viaggi, di parole che hanno lasciato il segno perché pronunciate da persone che per noi sono punti di riferimento, di tappe che hanno cambiato la nostra vita, di quello che ci ha addolorato o che ci ha reso felici ma in entrambi in casi abbiamo sempre imparato qualcosa. La Yoshimoto ci porta con sé, ci fa rivivere alcuni momenti più o meno importanti della sua vita, i paesi e i luoghi in cui ha lasciato il suo cuore e lo fa con la delicatezza che la contraddistingue e che, infatti, ho ritrovato in altri suoi romanzi. La sua vita, le sue esperienze, le sue delusioni non sono molto lontane da quelle di qualsiasi lettore per cui è abbastanza facile riconoscersi nei momenti che cerca di immortalare. Ho apprezzato moltissimo la sua capacità di narrare il tutto non come fosse la lista della spesa (pericolo in cui, secondo me, poteva incorrere) poiché sono vivide le sue emozioni, le sue riflessioni esistenziali, il suo rammarico nel constatare che la nostra società è diventata fredda, siamo sempre di corsa, bisogna sempre stare sul pezzo anche sacrificando i piccoli piaceri della vita, la gioia di stare con gli amici, la dedizione alla famiglia poiché pensiamo che ci siano cose più importanti. Non siamo macchine, siamo esseri umani, abbiamo bisogno di stare con gli altri, di dare loro valore e fiducia poiché non tutto è velato di marciume.

Bello, bello, bello, mi sento di dire! 🙂 E’ stato un regalo natalizio azzeccassimo di chi sa che amo questo genere di libri ricchi di riflessioni!

A presto,

Martina

Le anime pure – Elisa Mura

Le anime pure è un romanzo che unisce intrecci differenti tra di loro: il sentimento romantico, il mistero, il sovrannaturale e il tormento per la perdita della persona amata. Vi sono, però, molti punti che li unisce,come il destino e l’importanza degli incontri che cambieranno, inesorabilmente, la vita di tutti i personaggi di questa storia. Niente, però, sarà lasciato al caso. Edward, un’instancabile uomo votato ad aiutare il prossimo, perde casa e lavoro da un giorno all’altro ed è costretto a trovarsi una sistemazione al più presto. Durante il suo cammino, viene a conoscenza di Southfield Park, una tenuta di campagna bisognosa di aiuto dove, frequentemente, appariva il fantasma di una donna. Edward decide di andare a indagare, proponendosi come domestico e la sua storia si intreccerà con quella di Sebastian: un uomo tormentato dalla scomparsa della moglie, morta in tragiche circostanze.

Elisa, scrittrice emergente, utilizza un linguaggio scorrevole ed essenziale, non ci sono particolari nodi critici nella trama. I personaggi, ben descritti nelle loro peculiarità, si mescolano in questa storia dal carattere fantasy e gotico, ricco di suspense e colpi di scena! Non mi soffermerò a raccontarvi la trama nel dettaglio perché, in romanzi di questo tipo, si rischierebbe di rovinare la lettura scendendo nello specifico e allora per evitare ciò preferisco parlare del romanzo nel suo complesso, dello stile e del focus. Si avanza lentamente, piccoli dettagli saltano fuori pian piano che saranno poi ricomposti nel finale, spiazzante! Le anime pure, cosi come troviamo testimonianza di questa credenza in molti film, sono quelle persone che, avendo lasciato la vita terrena, sono ancora in cerca di pace, hanno qualcosa in sospeso, non lasciano il posto in cui sono vissuti per anni, accompagnano i vivi in cui il loro ricordo è ancora fervido. E’ qualcosa che mi affascina, pur non credendoci. Potrebbe essere fatto anche un adattamento cinematografico, volendo. 😉

Vi consiglio vivamente di immergervi in questa lettura che si fa leggere piacevolmente tutta d’un fiato. Potete trovare sia la versione ebook che quella cartacea 🙂 Fatemi sapere se lo avete letto o avete intenzione di leggerlo e cosa ne pensate 🙂

Martina

 

 

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore – Raymond Carver

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? Parliamo di un bicchiere di gin che si rovescia in una stanza dove discutono due coppie stanche. Parliamo di vecchi amici che forse per noia, forse per altro, commettono senza rendersene conto un delitto terribile. Parliamo di pasticceri a cui non hanno ritirato torte di compleanno. Parliamo di gesti che sembrano insignificanti, e invece sono in grado di restituire a ogni vita tutta la grazia nascosta dietro la banalità della cattiveria e della paura. I diciassette racconti che hanno reso Raymond Carver un autore di culto: l’espressione piú limpida di una scrittura che con miracolosa semplicità arriva sempre al cuore delle cose.

Dalla sinossi potete facilmente comprendere il focus di questi racconti : la “banalità” delle piccole cose quotidiane, ciò che ci rende felici e ciò che invece ingrigisce le nostre esistenze. Non parla solo d’amore nelle sue forme ma soprattuto della vita vera fatta di difficoltà, sogni, progetti, delusioni e tanto altro ancora. Sono persone comuni che fanno cose comuni e che si ritrovano a fare i conti con sé stessi molto spesso. D’altro canto credo che il titolo sia ingannevole se lo consideriamo letteralmente, inoltre, spesso, durante la lettura, mi è capitato di dover rileggere il racconto persino dall’inizio perché avevo l’impressione che mi sfuggisse qualcosa che invece avrei dovuto cogliere. A volte mi sono chiesta che, probabilmente, non c’era molto su cui riflettere e terminavo la lettura del racconto chiedendomi : “E quindi?”. Altre volte il significato era molto più immediato. Credo che questo mi abbia, nel complesso, lasciata perplessa e mi mette nella condizione di non sapere se consigliarvelo o no.

Martina

Blog su WordPress.com.

Su ↑