Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? Parliamo di un bicchiere di gin che si rovescia in una stanza dove discutono due coppie stanche. Parliamo di vecchi amici che forse per noia, forse per altro, commettono senza rendersene conto un delitto terribile. Parliamo di pasticceri a cui non hanno ritirato torte di compleanno. Parliamo di gesti che sembrano insignificanti, e invece sono in grado di restituire a ogni vita tutta la grazia nascosta dietro la banalità della cattiveria e della paura. I diciassette racconti che hanno reso Raymond Carver un autore di culto: l’espressione piú limpida di una scrittura che con miracolosa semplicità arriva sempre al cuore delle cose.

Dalla sinossi potete facilmente comprendere il focus di questi racconti : la “banalità” delle piccole cose quotidiane, ciò che ci rende felici e ciò che invece ingrigisce le nostre esistenze. Non parla solo d’amore nelle sue forme ma soprattuto della vita vera fatta di difficoltà, sogni, progetti, delusioni e tanto altro ancora. Sono persone comuni che fanno cose comuni e che si ritrovano a fare i conti con sé stessi molto spesso. D’altro canto credo che il titolo sia ingannevole se lo consideriamo letteralmente, inoltre, spesso, durante la lettura, mi è capitato di dover rileggere il racconto persino dall’inizio perché avevo l’impressione che mi sfuggisse qualcosa che invece avrei dovuto cogliere. A volte mi sono chiesta che, probabilmente, non c’era molto su cui riflettere e terminavo la lettura del racconto chiedendomi : “E quindi?”. Altre volte il significato era molto più immediato. Credo che questo mi abbia, nel complesso, lasciata perplessa e mi mette nella condizione di non sapere se consigliarvelo o no.

Martina

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