“Sono infiniti e diversi i modi di trascorrere la vita… non voglio dimenticarlo mai.”

“Un viaggio chiamato vita” è entrato ufficialmente e senza ostacoli nella mia lista di libri preferiti. Pur non avendo una vera e propria trama, tutto ciò che tratta è legato da un fil Rouge che si riassume esattamente nel titolo stesso del libro.  La vita come un viaggio fatto di ricordi, tantissimi ricordi che ci portiamo dentro e che ci accompagnano sin dalla primissima età. Sono memorie di viaggi, di parole che hanno lasciato il segno perché pronunciate da persone che per noi sono punti di riferimento, di tappe che hanno cambiato la nostra vita, di quello che ci ha addolorato o che ci ha reso felici ma in entrambi in casi abbiamo sempre imparato qualcosa. La Yoshimoto ci porta con sé, ci fa rivivere alcuni momenti più o meno importanti della sua vita, i paesi e i luoghi in cui ha lasciato il suo cuore e lo fa con la delicatezza che la contraddistingue e che, infatti, ho ritrovato in altri suoi romanzi. La sua vita, le sue esperienze, le sue delusioni non sono molto lontane da quelle di qualsiasi lettore per cui è abbastanza facile riconoscersi nei momenti che cerca di immortalare. Ho apprezzato moltissimo la sua capacità di narrare il tutto non come fosse la lista della spesa (pericolo in cui, secondo me, poteva incorrere) poiché sono vivide le sue emozioni, le sue riflessioni esistenziali, il suo rammarico nel constatare che la nostra società è diventata fredda, siamo sempre di corsa, bisogna sempre stare sul pezzo anche sacrificando i piccoli piaceri della vita, la gioia di stare con gli amici, la dedizione alla famiglia poiché pensiamo che ci siano cose più importanti. Non siamo macchine, siamo esseri umani, abbiamo bisogno di stare con gli altri, di dare loro valore e fiducia poiché non tutto è velato di marciume.

Bello, bello, bello, mi sento di dire! 🙂 E’ stato un regalo natalizio azzeccassimo di chi sa che amo questo genere di libri ricchi di riflessioni!

A presto,

Martina

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