Ciao Antonio! Parlaci un po’ di te. 

Ciao Martina! Questa domanda mi mette sempre un po’ in difficoltà, perché è tanto semplice da fare quanto complicato rispondere! Quindi ci provo: mi chiamo Antonio, ho 28 anni, studio Giurisprudenza (ma sono quasi alla fine, fra un paio di secoli dovrei riuscire a laurearmi), nel tempo libero suono qualsiasi cosa abbia dei tasti, leggo meno libri di quanto vorrei, mangio più cibo di quanto potrei e mi lamento più di quanto dovrei.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere la carriera di scrittore?

Come detto, uno dei miei hobby è lamentarmi. Sin da bambino, ho cercato di dare a questi lamenti una forma edulcorata: ho disegnato (brutti) fumetti , ho scritto (pessime) canzoni d’amore e poi sono passato alla narrativa, che per ora è il linguaggio che mi si addice di più – e in cui credo di riuscire meglio. Ma d’altronde, per me l’essenza dell’Arte è questa: costituire il modo più nobile che ha l’uomo per lamentarsi!

Quando scrivi ti ispiri a qualche scrittore in particolare?

Sì, ho e ho avuto diversi modelli di riferimento: quella che definisco la mia BBC (Benni, Buzzati, Calvino), Nick Hornby, Kurt Vonnegut, Alan Bennett. Per La Venere Dobner mi sono ispirato a George Simenon, Agatha Christie e alla tradizione fumettistica belga, in particolare a Edgar P.Jacobs, un autore che secondo me va assolutamente riscoperto.

Che genere preferisci? Il tuo libro preferito?

Ho una predilizione per tutto ciò che è assurdo e/o grottesco. Credo sia colpa di tutti i Dylan Dog che ho letto da adolescente! Per questo adoro Buzzati, Perec, Vonnegut, Queneau…per quanto riguarda il mio libro preferito, davvero non saprei scegliere. Posso dirti però il primo che mi ha fatto venire voglia di scrivere un romanzo: Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez.

Parlaci un po’ del tuo primo scritto, di come ti sei sentito.

Per me la scrittura è fondamentalmente artigianato. Quindi, dopo aver scritto il mio primo racconto “completo” mi sono sentito esattamente come se avessi costruito il mio primo Sentivo la gioia di aver dato vita a qualcosa che prima non c’era e di averlo fatto attraverso un metodo, una sapienza manuale, un lavoro di cura e di pazienza.

Ti sei rivolto anche a case editrici più rinomate per sottoporgli il tuo ultimo romanzo?

Sì, ho ovviamente inviato il romanzo anche alle “major”, ma appena mi si è presentata l’opportunità di pubblicare con i ragazzi di Eretica Edizioni ho pensato fosse la cosa migliore. Cominciare dal basso, dalla gavetta, per quanto difficile, è forse il modo più sano di approcciarsi a questo mondo. In futuro, però, ho l’obiettivo di arrivare a pubblicare per una grande casa editrice (Einaudi, Fazi – sono ghiotto dei loro libri – Bompiani…), e spero di riuscirci!

Cosa ti ha ispirato nella stesura di “La Venere Dobner”?

Mi trovato a Trieste in vacanza con la mia famiglia. Da mesi tentavo di creare un personaggio che in qualche modo richiamasse tanto il fumetto d’avventura (alla Tintin, per intenderci) quanto le tematiche e gli schemi del giallo. Così, mentre camminavo tra i rettifili del borgo Teresiano, ho capito che avrei potuto unire le mie grandi passioni (il viaggio, l’arte, lo scrivere per lamentarmi) creando una serie di storie con protagonista un professore di storia dell’Arte invischiato in misteri di vario tipo. Così sono nati Saverio Pontecorvo e La Venere Dobner (a proposito, Dobner è un vero cognome triestino!)

Un altro progetto futuro bolle in pentola?

Ho già cominciato a scrivere un nuovo romanzo con Saverio protagonista, ambientato in Belgio o con un nuovo cattivo degno di Moriarty. L’idea è di pubblicare almeno una “trilogia di Pontecorvo”, ma per farlo è necessario riuscire a farsi conoscere e a vendere copie. La piccola editoria vive della passione degli editori ma soprattutto di copie vendute, che consentono a noi col sogno di fare gli scrittori di continuare a pubblicare. Quindi, se volete leggere ancora storie di Saverio, comprate La Venere Dobner!

Cosa ti senti di consigliare agli scrittori emergenti?

Innanzitutto, di leggere assai, e non solo libri. Poi di continuare a scrivere e di non abbattersi neanche davanti alle difficoltà che potrete avere non pubblicando o pubblicando con una piccola casa editrice che vi getterà sulle spalle tutto il peso della promozione. Siate sempre voi stessi in quello che scrivete, non cercate di somigliare ad altri scrittori solo perché è quella la moda del momento, raccontate solo di cose di cui avete conoscenza diretta: se abitate ad Afragola e non siete mai usciti di casa, non scrivete di coltivatori di tè cinesi! L’onestà, nella scrittura, è fondamentale.

Bene, ti ringrazio per la tua disponibilità e ti auguro di raggiungere i successi che desideri.

Ringrazio te per questa opportunità! Sai che è la mia prima intervista? Ma d’altronde tu sei stata anche la prima a recensire il mio libro precedente, quindi da oggi in poi ti chiamerò “la donna dei primati”! Un abbraccio grandissimo a te e ai tuoi lettori!

 

Per acquistare il libro : http://www.ereticaedizioni.it/prodotto/antonio-villani-la-venere-dobner/

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