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Milioni di libri – Recensioni

Tu leggi, leggi ogni volta che puoi, ti salverà!

Mese

settembre 2017

Le nostre anime di notte – Kent Haruf

“Che altro vuoi sapere?
Da dove vieni. Dove sei cresciuta. Com’eri da ragazza. Com’erano i tuoi genitori. Se hai fratelli e sorelle. Come hai conosciuto Carl. Che rapporti hai con tuo figlio. Come mai ti sei trasferita a Holt. Chi sono i tuoi amici. In cosa credi. Che partito voti.
Ci divertiremo un sacco a parlare, eh? disse lei. Anch’io voglio sapere tutto di te.
Non abbiamo fretta, disse lui.
No, prendiamoci il tempo che ci serve”.

Addie e Louis, entrambi vedovi da parecchi anni, decidono di provare a rendere la loro vecchiaia meno triste e solitaria, decidono di passare del tempo insieme, di trascorrere le serate a raccontarsi e scoprirsi. Dormono insieme dopo lunghe chiacchierate, mano nella mano, e la morte sembra più lontana. La gente di Holt li osserva, li giudica, crede siano pazzi e che tutto questo sia immorale ma non capiscono che ciò che li lega è una delicatissima intimità, è pura amicizia, è sostegno ed ogni giorno aggiungono un tassello in più conoscendosi sempre più a fondo. Condividono i piccoli momenti della quotidianità e non hanno intenzione di star a sentire i giudizi della gente che mormorando non comprende la purezza del loro rapporto. Si passa la maggior parte della vita ad ascoltare delle critiche infondate finchè arriva il momento in cui non se ne può più. La volontà di cercare un legame così intimo nella vecchiaia è coraggioso ed emozionante, lo è comprendere che gli anziani non sono e non devono sentirsi roba vecchia anche se il loro corpo li abbandona ogni giorno un pò di più. Haruf scrive : <<Per noi le novità e le emozioni non sono finite. Non siamo diventati aridi nel corpo e nello spirito>>. Molti anziani si lasciano dominare dalla routine e dalla solitudine pensando che queste siano condizioni proprie della loro età, pochi si rendono conto che vale la pena sfruttare ogni singolo momento della vita finchè si è in salute per farlo. Condividere gli ultimi anni con un compagno significa non sentirsi mai soli, significa poter parlare con qualcuno, significa andare a letto ogni sera sapendo di poter tendere la mano e trovarne una che la sta aspettando. La tenerezza non ha età! Ecco, se penso a questo romanzo penso alla tenerezza, alla delicatezza, alla speranza, alla necessità di ognuno, a qualsiasi età, di condividere la vita. EMOZIONANTE! leggetelo con calma assaporandi i pensieri e i sentimenti dei protagonisti, non ve ne pentirete.

Martina

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Follia – Patrick McGrath

“Già, l’amore” dissi.
“Parliamo di questo sentimento che non riuscivi a dominare. Come lo descriveresti?”. Qui Stella fece un’altra pausa. Poi, con voce stanca, riprese: “Se non lo sai non posso spiegartelo”.
“Allora non si può definire? Non se ne può parlare? E’ una cosa che nasce, che non si può ignorare, che distrugge la vita delle persone. Ma non possiamo dire nient’altro. Esiste, e basta”.

Dopo “La psichiatra” di Dorn “Follia” è stato l’unico romanzo psicologico in grado di tenermi col fiato sospeso anche a tarda notte e con la voglia di sfogliare e sfogliare ancora per trovare il capo del filo. All’inizio potrebbe sembrare una semplice storia di tradimento, Stella, imprigionata in un matrimonio triste, si avvicina pericolosamente ad Edgar, un artista accusato di aver ucciso e mutilato il corpo della moglie per gelosia. Tutto questo Stella lo sa ma lo ignora e decide che quell’uomo, tanto tenero, protettivo e passionale non avrebbe mai fatto nulla del genere. Questa passione la consuma le fa lasciare il marito, il figlio, la sua casa, per seguire l’uomo di cui si è innamorata ma ben presto, nel passaggio dall’innamoramento all’amore, si rende conto che Edgar possiede una molteplice personalità e che la sua tenerezza, con poco, si può trasformare in aggressività che a tratti riesce a reprimere ma inevitabilmente salta fuori in altre manifestazioni. Mi preme dire che NON E’ AMORE quello che il lettore troverà nel romanzo ma è un sentimento deleterio e violento, è dipendenza affettiva. Piano piano ogni personaggio viene descritto nelle sue peculiarità, anche Max,  il marito di Stella, è un uomo incapace di dimostrare compassione per la moglie, Peter che segue le indagini è segretamente innamorato di Stella. Si può facilmente intuire che ognuno di loro abbia una propria visione distorta della realtà e della verità e che ognuno la considera secondo i propri schemi mentali. E’ molto chiaro che Stella si sia innamorata di Edgar perché rappresentava la sua possibilità di evadere dalla sua vita matrimoniale essendo un artista ed un uomo eversivo, tutto l’opposto rispetto alla compostezza di Max. Li legava soltanto una morbosa passione sessuale e niente di più. Per Edgar, Stella, è una possibilità di evadere dal manicomio ed infatti la tratterà come la defunta moglie, proverà a frenare i suoi impulsi omicidi rifugiandosi nell’arte ma la sua ossessione è vivida. I personaggi sono ambigui, torbidi, come la vicenda in sè. La scrittura mi sembra perfetta, magnetica, attraente e piuttosto “clinica”,  non per niente l’autore è  figlio di uno psichiatra criminale. E’ un “amore” tossico, come tanti purtroppo, attraversato da una dipendenza che spesso non lascia scampo alle donne che ne rimangono vittime e che ingenuamente continuano a credere che quell’uomo, che le maltratta fisicamente e psicologicamente, in fondo le ami.

Non mi resta che vedere il film!

A presto,

Martina

Gianluca Pomo- Viaggio dunque sono

Questa sera vi parlo del piacevolissimo libro d’esordio di Gianluca Pomo, “Viaggio dunque sono”, un romanzo dal titolo più rappresentativo che poteva essere scelto! Il viaggio rappresenta un momento importante della vita dell’uomo che si sposta fisicamente da un posto all’altro e che allo stesso tempo si arricchisce mentalmente e culturalmente, si apre al nuovo, al diverso e riesce a guardare tutto con occhi completamente nuovi grazie ad esperienze che non fanno parte del proprio bagaglio culturale ma lo arricchiscono. Il viaggio non è solo spostamento fisico quindi ma anche occasione per riscoprire se stessi. Il protagonista è Ludovico, adora viaggiare e porta con sè anche il lettore grazie alle minuziose e realistiche descrizioni che fanno sognare di essere in quelle terre da lui attraversate e vissute. A Ludovico manca una donna con cui condividere la bellezza di tutto ciò, una donna che gli faccia perdere la testa ed infiammare il cuore e cerca di colmare questa mancanza viaggiando. Vive tante emozioni che vanno dalla curiosità allo stupore. Viaggio dunque sono, sento di esistere viaggiando, sono me stesso quando lo faccio. Consigliatissimo perche si fa leggere tutto d’un fiato, perchè fa “viaggiare” rimanendo seduti sul proprio divano e tutto questo lo fa con estrema scorrevolezza. Consigliatissimo!

A presto,

Martina

Quella vita che ci manca – Valentina D’urbano

Tu per me sei puro istinto, sopravvivenza. Tu sei il pezzo di vita che mi manca.

 

Siamo ancora qui, stesso contesto de “Il rumore dei tuoi passi”, la Fortezza, uno sfondo degradato in cui si dispiegano le vicende familiari della famiglia Smeraldo. E’ una famiglia degradata, segnata neò profondo dall’ambiente circostante. Letizia è una mamma con tanti sensi di colpa per il suo passato. Alan conosce come unica modalità di relazione l’aggressività per imporsi ma anche per nascondere la sua fragilità. Valentino ed Anna sono i più rassegnati alla miseria in cui vivono. Vadim, il più piccolo, è affetto da un ritardo mentale. E’ una famiglia molto unita ma Alan e Valentino, in particolare, sono legati da un rapporto di amore-odio che porterà ad una reciproca influenza piuttosto negativa. Valentino conoscerà l’amore, quello vero, quello che parte dalle viscere e che non ha spiegazioni ma si sa, l’amore non va d’accordo con le menzogne e lui pagherà il prezzo delle sue bugie. Alan si senti invincibile ma in relatà non sa come gestire le situazioni, non sa gestire la fine di un amore che diventerà odio, ne verrà risucchiato fino a commettere gesti sconsiderati. Valentina riesce ancora una volta a tenermi incollata alle sue pagine, a farmi emozione e commuovere, a farmi sentire il dolore dei suoi personaggi. Lo fa narrando i fatti nello loro crudezza, senza addolcire nulla, offrendo esattamente ciò che è nonostante questo possa apparire esageratamente forte al lettore che di norma non ha davvero la più pallida idea di cosa succeda in certi quartieri in cui non vige alcuna regola. In questo romanzo ci ho trovato illegalità, violenza, rassegnazione, disperazione, amore, unione, paura e coraggio. C’è chi non riesce, per debolezza, ad uscire da un contesto che ti butta giù e preferisce le scappatoie. C’è chi, ed è questo che mi va di sottolineare e che è molto evidente nel romanzo, capisce che deve avere di più, che può salvarsi, che si può ricominciare e vivere onestamente. Ognuno di noi è in diritto di andare alla ricerca di “quella vita che ci manca”. Beh, Valentina GRAZIE!

A presto,

Martina

C’è Rembrandt fuori le mura di San Paolo- Ubaldo De Robertis

Cassino 1978. Paolo, un sessantenne sulla sedia a rotelle, ha perso la memoria in seguito a un evento legato alla guerra. È ora tormentato da un uomo vestito di bianco che in sogno lo chiama Carlo e lo invita a compiere un viaggio alla scoperta di sé. Paolo parte con la compagna Teresa e il nipote di lei, Lorenzo, prima alla volta di Roma, poi per la provincia di Brescia, dove, di fronte a un tempietto dedicato a san Carlo, il misterioso uomo del sogno permetterà al protagonista di riappropriarsi della sua identità. Al lettore il compito di scoprire chi è storicamente l’uomo vestito di bianco…

Proprio come suggerisce la prefazione, la forza di questo racconto sta nel dispiegamento di vicende personali all’interno di un contesto storico molto forte. E’ un percorso  interiore che scioglierà dei nodi importanti. E’ l’inconscio che fa riaffiorare momenti che sembrano stati accantonati. Poco alla volta si riflette sull’assurdità della guerra che annebbia le coscienze, sul fatto che chi dovrebbe difendere l’umanità non considera minimamente la resa. Il pensiero dominante è quello di dover educare al rispetto dell’umanità, dei sentimenti ed evitare ogni tipo di sopraffazione. E’ questa la cornice di un viaggio interiore compiuto da Paolo che riuscirà ad unire dei punti cruciali per riappropriarsi di se stesso! Il linguaggio usato è molto semplice, rende scorrevole la lettura che può esaurirsi in un paio di ore ma ben spese in questo viaggio esistenziale 🙂

Martina

 

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