“Già, l’amore” dissi.
“Parliamo di questo sentimento che non riuscivi a dominare. Come lo descriveresti?”. Qui Stella fece un’altra pausa. Poi, con voce stanca, riprese: “Se non lo sai non posso spiegartelo”.
“Allora non si può definire? Non se ne può parlare? E’ una cosa che nasce, che non si può ignorare, che distrugge la vita delle persone. Ma non possiamo dire nient’altro. Esiste, e basta”.

Dopo “La psichiatra” di Dorn “Follia” è stato l’unico romanzo psicologico in grado di tenermi col fiato sospeso anche a tarda notte e con la voglia di sfogliare e sfogliare ancora per trovare il capo del filo. All’inizio potrebbe sembrare una semplice storia di tradimento, Stella, imprigionata in un matrimonio triste, si avvicina pericolosamente ad Edgar, un artista accusato di aver ucciso e mutilato il corpo della moglie per gelosia. Tutto questo Stella lo sa ma lo ignora e decide che quell’uomo, tanto tenero, protettivo e passionale non avrebbe mai fatto nulla del genere. Questa passione la consuma le fa lasciare il marito, il figlio, la sua casa, per seguire l’uomo di cui si è innamorata ma ben presto, nel passaggio dall’innamoramento all’amore, si rende conto che Edgar possiede una molteplice personalità e che la sua tenerezza, con poco, si può trasformare in aggressività che a tratti riesce a reprimere ma inevitabilmente salta fuori in altre manifestazioni. Mi preme dire che NON E’ AMORE quello che il lettore troverà nel romanzo ma è un sentimento deleterio e violento, è dipendenza affettiva. Piano piano ogni personaggio viene descritto nelle sue peculiarità, anche Max,  il marito di Stella, è un uomo incapace di dimostrare compassione per la moglie, Peter che segue le indagini è segretamente innamorato di Stella. Si può facilmente intuire che ognuno di loro abbia una propria visione distorta della realtà e della verità e che ognuno la considera secondo i propri schemi mentali. E’ molto chiaro che Stella si sia innamorata di Edgar perché rappresentava la sua possibilità di evadere dalla sua vita matrimoniale essendo un artista ed un uomo eversivo, tutto l’opposto rispetto alla compostezza di Max. Li legava soltanto una morbosa passione sessuale e niente di più. Per Edgar, Stella, è una possibilità di evadere dal manicomio ed infatti la tratterà come la defunta moglie, proverà a frenare i suoi impulsi omicidi rifugiandosi nell’arte ma la sua ossessione è vivida. I personaggi sono ambigui, torbidi, come la vicenda in sè. La scrittura mi sembra perfetta, magnetica, attraente e piuttosto “clinica”,  non per niente l’autore è  figlio di uno psichiatra criminale. E’ un “amore” tossico, come tanti purtroppo, attraversato da una dipendenza che spesso non lascia scampo alle donne che ne rimangono vittime e che ingenuamente continuano a credere che quell’uomo, che le maltratta fisicamente e psicologicamente, in fondo le ami.

Non mi resta che vedere il film!

A presto,

Martina

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