Quando spiegano, poi si avvicinano a me e mi chiedono lentamente due o tre volte se ho capito, ma io non sono studpida, loro hanno capito che io non sono stupida?

E’ un romanzo-testimonianza edito da 13Lab nel 2016. Qui si ripercorre la lunga e sofferente strada che va dalla comprensione e dall’accettazione dei genitori di Veronica del fatto che sia dislessica fino alla lotta con le istituzioni scolastiche e sanitarie affinchè la ragazzina potesse essere messa nelle condizioni di poter esprimere le sue doti. Il momento della diagnosi mette a dura prova la piccola e la madre che non hanno la più pallida idea di cosa sia la dislessia ma comprendono le difficoltà che emergono ogni giorno, che sono molto chiare e che appartengono al grado più grave del disturbo. Il padre riconosce alcune delle difficoltà di Veronica perchè anche lui, seppur in forma più leggera, ha incontrato qualche ostacolo nel suo percorso scolastico e che dopo la diagnosi della figlia, scopre di essere anche lui dislessico. La sua presenza nel romanzo sembra marginale ma il suo intervento arriva sempre al momento giusto, quando c’è da sostenere moralmente la moglie e difendere la diversità di Veronica. Mi è piaciuto particolarmente il desiderio di dare esplicitamente un taglio non manualistico al testo, di concentrarsi oltre che sulla normativa anche e soprattutto alla componente psicologica. Un dislessico ha sicuramente necessità di stumenti compensativi come l’uso della calcolatrice e del pc, la possibilità di svolgere i compiti in classe oralmente, di concentrarsi sul contenuto più che sulla forma, di attività flessibili anche nelle tempistiche ma a questo va aggiunta l’importanza della componente emozionale che accompagna non solo le difficoltà in sè ma anche la possibilità di usufruire in modo efficente di queste strategie compensative. Questo significa considerare anche la depressione, l’ansia, il disinteresse per ciò che richiede impegno, la scarsa autostima, attacchi di panico che accompagnano il ragazzino dislessico nel momento in cui l’insegnante invece di sostenerlo ed esaltare le sue potenzialità lo considera svogliato o addirittura stupido. La dislessia NON è una malattia, non è un handicap poichè ci troviamo dinnanzi ad un quoziente intellettivo non compromesso. Non c’è un rimedio ma con strumenti compensativi e con l’età si riesce a conviverci serenamente. Veronica come, tanti bambini, si trova in confusione se si tratta di ricordare le tabelline, memorizzare sequenze, imparare l’orologio, fare più compiti contemporaneamente come ascoltare l’insegnate e prendere appunti. Mi preme fare un appello ai genitori che per paura di approfondire le difficoltà del figlio preferiscono chiudere gli occhi finchè arriverà il momento di doverli riaprire e lì sarà troppo tardi perchè gli insuccessi scolastici e personali saranno troppo grandi, la mortificazione e la frustrazione si trasformeranno in un disturbo emotivo difficile da scardinare perchè spesso si somatizza. Ed è proprio quello che succede a Veronica, che, dopo tanti fallimenti riesce, con l’aiuto della famiglia e delle professionisti adeguati, a superare le sue ansie, ad accettare ciò che è e quanto vale! Il senso del romanzo è tutto qui! Genitori, un intervento precoce è assolutamente efficace, riduce e contiene le difficoltà e farà sentire il proprio figlio capace, intelligente e dotato seppur con le sue particolarità!

A presto,

Martina

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