Il diario di Anne Frank

Per tutti quelli che hanno paura, si sentono soli o infelici, il sistema migliore è certamente uscire, andare in un posto in cui si è completamente soli, soli col cielo, con la natura e con Dio. Perchè soltanto allora, solo allora si avverte che tutto è come deve essere e che Dio vuole che gli uomini siano felici nella natura semplice, ma bella. Finchè esiste questo, ed esisterà sempre, so che in qualsiasi circostanza può esserci consolazione. E sono fermamente convinta che la natura può cancellare molte miserie.

Non starò qui a raccontarvi di cosa si parla perchè mi sembrerebbe stupido e banale ma mi piacerebbe potervi dire cosa ne penso di questo diario andando dritta al sodo senza dilungarmi troppo perchè non ha bisogno di troppe presentazioni. Anzi, sono decisamente in ritardo con questa lettura rimandata per troppo tempo. Anne trova un rifugio in questo diario per poter affrontare meglio la solitudine che prova fingendo di avere degli amici a cui poter raccontare cosa le sta succedendo, cominciando dai cambiamenti psicofisici tipici dell’adolescenza. Questo fa sì che il diario non sia propriamente, come spesso ho sentito dire, una testimonianza storica degli orrori della persecuzione nazista poichè il tutto non è documentato ma filtrato dagli occhi di una ragazzina che a sua volta vive la sua vita in quel contesto, storia pubblica e privata non fanno altro che intrecciarsi ed influenzarsi a vicenda. Un documento storico ma anche personale. Anne infatti ci parla, ad esempio, di sessualità, del primo ciclo mestruale, del rapporto con la madre, la mancanza di uguaglianza tra uomini e donne, lo strano legame con la sorella da cui si sente molto diversa. Anne è una ragazzina vivace, schietta, a volte timida, coraggiosa. Nonostante tutto ha fiducia nel futuro, nella bontà dell’animo umano perchè sente che tutto quello che vive finirà lasciando spazio alla pace. Sogna di diventare giornalista e scrittrice, riesce ancora a sognare. La scrittura per lei è un modo di evadere, si sbarazza della tristezza e le dà sollievo.

Mi ha colpita la frase conclusiva : SOIT GENTILE ET TIENS COURAGE! – Sii gentile e abbi coraggio! Come si fa ad augurarsi una cosa del genere dopo gli orrori che hai visto??? Come si fa a pensare che un giorno tutto andrà bene??! La speranza è sempre presente, fino alla fine.

Una sola cosa mi ha lasciata perplessa: il suo modo di pensare, di esprimere i suoi pensieri non si addicono ad una ragazzina della sua età. Aldilà della sua buona capacità di scrittura, mi chiedo come fossero possibili dei ragionamenti così complessi.

Voi che ne pensate?

A presto,

Martina

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