Una donna spezzata – Simone De Beavior

Monique ha sempre creduto nel suo matrimonio. Soprattutto, ha sempre creduto nel suo ruolo di moglie: muoversi sicura per casa, gestire la vita familiare, provvedere agli altri con la certezza di essere necessaria. Ma è bastata una frase di Maurice: “C’è una donna”. E se Monique è tradita dal marito, la madre di Philippe lo è dal figlio, che al progressismo materno preferisce lo spirito pratico e conservatore della moglie. Murielle, invece, non ha né mariti né figli con cui scontrarsi: due matrimoni finiti male e il suicidio della figlia la condannano a una solitudine che la rende cruda e volgare, astiosa verso il mondo e verso un Dio che forse non c’è. Tre racconti, tre donne, tre crisi.

Simone, madre del femminismo, non ha bisogno di molte presentazioni. E nemmeno questa pietra miliare del femminismo scritta nella seconda metà del Novecento. Mi sono resa conto di quanto questo libro si ancora attuale, di quanto sia importante amare ma prima di tutto se stesse. Che l’amore non diventi mai dipendenza e che non ci si senta mai la metà di una mela. Quando siamo adolescenti non riusciamo a capire tutto questo, nelle prime storie d’amore si confonde l’amore con la dipendenza affettiva, è necessario avere qualcuno accanto per entrare nel mondo degli adulti, perchè è così che gli adulti si realizzano. Poi si cresce. Qualcuno rimane ancorato a questa concezione, qualcun altro, nella propria solitudine o con una persona matura accanto, interiorizza che l’unica cosa a cui non possiamo rinunciare è l’indipendenza. Le persone a noi care sono quel quid in più per vivere meglio e più felici. Nessuna donna ha bisogno di un uomo per essere completa perchè lo è già in se stessa, non ha bisogno dell’approvazione di un uomo per sentirsi bella, non ha bisogno di stare chiusa in casa per sentirsi una buona madre, non ha bisogno di un uomo che la mantenga perchè è in grado di essere indipendente economicamente, primo passo per la libertà di ognuno. Le donne di questo racconto sono fortemente dipendenti dal marito, dagli amici e dalle persone care in generale, si preoccupano delle aspettative degli altri o di cosa possono pensare, non si rendono conto che servono su un piatto d’argento il modo di poterle sottomettere e relegare ad una condizione marginale, perchè la cosa più importante è NON FARE SCENATE! Tutto questo mi mette parecchia tristezza, mi piacerebbe che le sue parole arrivassero a quelle donne che non hanno ancora imparato che il centro del loro mondo non è un uomo. Che si può sempre trovare il modo di reinventarsi!

Bello bello bello!

A presto,

Martina

 

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