Cerca

Milioni di libri – Recensioni

*Tu leggi, leggi ogni volta che puoi, ti salverà! *

Categoria

Senza categoria

Seta – Alessandro Baricco

Herve Joncour è un negoziante francese di bachi da seta. A causa di un’epidemia è costretto a recarsi in Giappone a comprarne le uova. Lì viene accolto da Hera Kei, nel suo palazzo reale, insieme ad una giovane ragazza che riesce a sedurlo soltanto con lo sguardo che lui non riesce più a dimenticare. Tornato in Francia riceve una lettera dalla giovane che gli confessa il suo amore, i suoi pensieri e l’attrazione fisica che prova nei suoi confronti. Dopo diversi anni, la moglie di Herve si ammala e muore. L’uomo verrà a sapere, in modo particolare e che vorrei foste voi a scoprirlo, che la moglie era a conoscenza di tutto. Di questo “amore” che lui provava per la ragazza. Sarà così che Herve riuscirà a rendersi conto dell’amore con la a maiuscola che lo legava alla moglie e che solo lei è riuscita a farglielo scoprire. Tutto il resto è niente a confronto e non merita importanza. Una moglie che ama e che soffre, che non va via, che si sacrifica, che lotta, che ignora pur di stargli accanto e perde il suo amor proprio. Questo ci insegna che non siamo degni delle fortune che abbiamo se preferiamo comunque cercare altrove! Perdere di vista ciò che è prezioso davvero per lasciarsi ammaliare da qualcosa di inconsistente non ha mai arricchito la vita di nessuno. E’ un libro delicato, magico, sensuale, fatto di parole e sguardi da interpretare, da silenzi che faranno un gran rumore. Il linguaggio è semplice, la trama fragilina ma lo stile di Baricco è inconfondibile. L’ho apprezzato tantissimo anche se, per me, il suo più grande capolavoro, almeno per il momento dato che non li ho ancora letti tutti, rimane Oceano Mare che vi consiglio e straconsiglio da sempre 🙂

A presto,

Martina

Annunci

Io, te e la dislessia – Mariarosaria Conte

Quando spiegano, poi si avvicinano a me e mi chiedono lentamente due o tre volte se ho capito, ma io non sono studpida, loro hanno capito che io non sono stupida?

E’ un romanzo-testimonianza edito da 13Lab nel 2016. Qui si ripercorre la lunga e sofferente strada che va dalla comprensione e dall’accettazione dei genitori di Veronica del fatto che sia dislessica fino alla lotta con le istituzioni scolastiche e sanitarie affinchè la ragazzina potesse essere messa nelle condizioni di poter esprimere le sue doti. Il momento della diagnosi mette a dura prova la piccola e la madre che non hanno la più pallida idea di cosa sia la dislessia ma comprendono le difficoltà che emergono ogni giorno, che sono molto chiare e che appartengono al grado più grave del disturbo. Il padre riconosce alcune delle difficoltà di Veronica perchè anche lui, seppur in forma più leggera, ha incontrato qualche ostacolo nel suo percorso scolastico e che dopo la diagnosi della figlia, scopre di essere anche lui dislessico. La sua presenza nel romanzo sembra marginale ma il suo intervento arriva sempre al momento giusto, quando c’è da sostenere moralmente la moglie e difendere la diversità di Veronica. Mi è piaciuto particolarmente il desiderio di dare esplicitamente un taglio non manualistico al testo, di concentrarsi oltre che sulla normativa anche e soprattutto alla componente psicologica. Un dislessico ha sicuramente necessità di stumenti compensativi come l’uso della calcolatrice e del pc, la possibilità di svolgere i compiti in classe oralmente, di concentrarsi sul contenuto più che sulla forma, di attività flessibili anche nelle tempistiche ma a questo va aggiunta l’importanza della componente emozionale che accompagna non solo le difficoltà in sè ma anche la possibilità di usufruire in modo efficente di queste strategie compensative. Questo significa considerare anche la depressione, l’ansia, il disinteresse per ciò che richiede impegno, la scarsa autostima, attacchi di panico che accompagnano il ragazzino dislessico nel momento in cui l’insegnante invece di sostenerlo ed esaltare le sue potenzialità lo considera svogliato o addirittura stupido. La dislessia NON è una malattia, non è un handicap poichè ci troviamo dinnanzi ad un quoziente intellettivo non compromesso. Non c’è un rimedio ma con strumenti compensativi e con l’età si riesce a conviverci serenamente. Veronica come, tanti bambini, si trova in confusione se si tratta di ricordare le tabelline, memorizzare sequenze, imparare l’orologio, fare più compiti contemporaneamente come ascoltare l’insegnate e prendere appunti. Mi preme fare un appello ai genitori che per paura di approfondire le difficoltà del figlio preferiscono chiudere gli occhi finchè arriverà il momento di doverli riaprire e lì sarà troppo tardi perchè gli insuccessi scolastici e personali saranno troppo grandi, la mortificazione e la frustrazione si trasformeranno in un disturbo emotivo difficile da scardinare perchè spesso si somatizza. Ed è proprio quello che succede a Veronica, che, dopo tanti fallimenti riesce, con l’aiuto della famiglia e delle professionisti adeguati, a superare le sue ansie, ad accettare ciò che è e quanto vale! Il senso del romanzo è tutto qui! Genitori, un intervento precoce è assolutamente efficace, riduce e contiene le difficoltà e farà sentire il proprio figlio capace, intelligente e dotato seppur con le sue particolarità!

A presto,

Martina

Clochard – Luca Poli

Buon primo lunedì di ottobre cari lettori! Questa mattina voglio parlarvi del primo romanzo di Luca Poli “Clochard” edito da Istos edizioni, piccola casa editrice pisana. E’ un romanzo appassionante capace di prenderti già dalle prime righe. L’avvocato Domenico Baroni conduce la sua vita insieme alla moglie e ai due figli, una vita fatta di agi. L’improvvisa scomparsa del figlio farà piombare nella loro vita la presenza di Gianluca Sentimenti, un investigatore che, seguendo il caso, finisce per sedurre la moglie di Domenico rovinando così, in pochissimo tempo, il suo matrimonio. Il piccolo Nicholas tornerà a casa ma la passione dei due amanti non si placherà. Domenico sarà vittima di una vendetta e, da un giorno all’altro, perderà tutto. Perderà sua moglie, i suoi figli, il suo lavoro, la sua casa e sarà costretto a vivere in strada, a toccare con mano un mondo che ha sempre ignorato perchè parallelo al suo, fatto di benessere e ricchezza. Capirà che per sopravvivere, giorno per giorno, dovrà adattarsi, rovistare tra i rifiuti per mettere qualcosa sotto i denti, cercarsi un riparo dalle intemperie. Perderà ogni sicurezza, i suoi punti di riferimento a livello affettivo, subirà ingenti perdite materiali ma non si perderà d’animo nonostante parecchi momenti di sconforto e la difficoltà ad accettare la sua nuova vita. In strada troverà degli amici pronti ad aiutarlo e conoscerà il valore dell’altruismo. Ovviamente non vi dirò come andrà a finire il romanzo, sicuramente per me è stato un finale inaspettato! Però mi preme soffermarmi sul significato:ognuno di noi non dovrebbe mai perdere il contatto con la realtà e questo significa avere la consapevolezza realistica che tutto può cambiare improvvisamente e che un evento improvviso può costringerci a rivedere tutto, un momento di crisi che però non può farci sprofondare ma motivarci a rimboccarsi le maniche e riadattarsi ad una nuova condizione, guardare di questa i lati positivi e rimodellare la propria vita. Io vi consiglio di leggerlo, di cogliere questa grande lezione di vita che spesso ignoriamo. Sono sicura che lo apprezzerete e che lo divorerete come ho fatto io. Ha di gran lunga superato le mie aspettative! 🙂

A presto.

Martina

Le nostre anime di notte – Kent Haruf

“Che altro vuoi sapere?
Da dove vieni. Dove sei cresciuta. Com’eri da ragazza. Com’erano i tuoi genitori. Se hai fratelli e sorelle. Come hai conosciuto Carl. Che rapporti hai con tuo figlio. Come mai ti sei trasferita a Holt. Chi sono i tuoi amici. In cosa credi. Che partito voti.
Ci divertiremo un sacco a parlare, eh? disse lei. Anch’io voglio sapere tutto di te.
Non abbiamo fretta, disse lui.
No, prendiamoci il tempo che ci serve”.

Addie e Louis, entrambi vedovi da parecchi anni, decidono di provare a rendere la loro vecchiaia meno triste e solitaria, decidono di passare del tempo insieme, di trascorrere le serate a raccontarsi e scoprirsi. Dormono insieme dopo lunghe chiacchierate, mano nella mano, e la morte sembra più lontana. La gente di Holt li osserva, li giudica, crede siano pazzi e che tutto questo sia immorale ma non capiscono che ciò che li lega è una delicatissima intimità, è pura amicizia, è sostegno ed ogni giorno aggiungono un tassello in più conoscendosi sempre più a fondo. Condividono i piccoli momenti della quotidianità e non hanno intenzione di star a sentire i giudizi della gente che mormorando non comprende la purezza del loro rapporto. Si passa la maggior parte della vita ad ascoltare delle critiche infondate finchè arriva il momento in cui non se ne può più. La volontà di cercare un legame così intimo nella vecchiaia è coraggioso ed emozionante, lo è comprendere che gli anziani non sono e non devono sentirsi roba vecchia anche se il loro corpo li abbandona ogni giorno un pò di più. Haruf scrive : <<Per noi le novità e le emozioni non sono finite. Non siamo diventati aridi nel corpo e nello spirito>>. Molti anziani si lasciano dominare dalla routine e dalla solitudine pensando che queste siano condizioni proprie della loro età, pochi si rendono conto che vale la pena sfruttare ogni singolo momento della vita finchè si è in salute per farlo. Condividere gli ultimi anni con un compagno significa non sentirsi mai soli, significa poter parlare con qualcuno, significa andare a letto ogni sera sapendo di poter tendere la mano e trovarne una che la sta aspettando. La tenerezza non ha età! Ecco, se penso a questo romanzo penso alla tenerezza, alla delicatezza, alla speranza, alla necessità di ognuno, a qualsiasi età, di condividere la vita. EMOZIONANTE! leggetelo con calma assaporandi i pensieri e i sentimenti dei protagonisti, non ve ne pentirete.

Martina

Follia – Patrick McGrath

“Già, l’amore” dissi.
“Parliamo di questo sentimento che non riuscivi a dominare. Come lo descriveresti?”. Qui Stella fece un’altra pausa. Poi, con voce stanca, riprese: “Se non lo sai non posso spiegartelo”.
“Allora non si può definire? Non se ne può parlare? E’ una cosa che nasce, che non si può ignorare, che distrugge la vita delle persone. Ma non possiamo dire nient’altro. Esiste, e basta”.

Dopo “La psichiatra” di Dorn “Follia” è stato l’unico romanzo psicologico in grado di tenermi col fiato sospeso anche a tarda notte e con la voglia di sfogliare e sfogliare ancora per trovare il capo del filo. All’inizio potrebbe sembrare una semplice storia di tradimento, Stella, imprigionata in un matrimonio triste, si avvicina pericolosamente ad Edgar, un artista accusato di aver ucciso e mutilato il corpo della moglie per gelosia. Tutto questo Stella lo sa ma lo ignora e decide che quell’uomo, tanto tenero, protettivo e passionale non avrebbe mai fatto nulla del genere. Questa passione la consuma le fa lasciare il marito, il figlio, la sua casa, per seguire l’uomo di cui si è innamorata ma ben presto, nel passaggio dall’innamoramento all’amore, si rende conto che Edgar possiede una molteplice personalità e che la sua tenerezza, con poco, si può trasformare in aggressività che a tratti riesce a reprimere ma inevitabilmente salta fuori in altre manifestazioni. Mi preme dire che NON E’ AMORE quello che il lettore troverà nel romanzo ma è un sentimento deleterio e violento, è dipendenza affettiva. Piano piano ogni personaggio viene descritto nelle sue peculiarità, anche Max,  il marito di Stella, è un uomo incapace di dimostrare compassione per la moglie, Peter che segue le indagini è segretamente innamorato di Stella. Si può facilmente intuire che ognuno di loro abbia una propria visione distorta della realtà e della verità e che ognuno la considera secondo i propri schemi mentali. E’ molto chiaro che Stella si sia innamorata di Edgar perché rappresentava la sua possibilità di evadere dalla sua vita matrimoniale essendo un artista ed un uomo eversivo, tutto l’opposto rispetto alla compostezza di Max. Li legava soltanto una morbosa passione sessuale e niente di più. Per Edgar, Stella, è una possibilità di evadere dal manicomio ed infatti la tratterà come la defunta moglie, proverà a frenare i suoi impulsi omicidi rifugiandosi nell’arte ma la sua ossessione è vivida. I personaggi sono ambigui, torbidi, come la vicenda in sè. La scrittura mi sembra perfetta, magnetica, attraente e piuttosto “clinica”,  non per niente l’autore è  figlio di uno psichiatra criminale. E’ un “amore” tossico, come tanti purtroppo, attraversato da una dipendenza che spesso non lascia scampo alle donne che ne rimangono vittime e che ingenuamente continuano a credere che quell’uomo, che le maltratta fisicamente e psicologicamente, in fondo le ami.

Non mi resta che vedere il film!

A presto,

Martina

Gianluca Pomo- Viaggio dunque sono

Questa sera vi parlo del piacevolissimo libro d’esordio di Gianluca Pomo, “Viaggio dunque sono”, un romanzo dal titolo più rappresentativo che poteva essere scelto! Il viaggio rappresenta un momento importante della vita dell’uomo che si sposta fisicamente da un posto all’altro e che allo stesso tempo si arricchisce mentalmente e culturalmente, si apre al nuovo, al diverso e riesce a guardare tutto con occhi completamente nuovi grazie ad esperienze che non fanno parte del proprio bagaglio culturale ma lo arricchiscono. Il viaggio non è solo spostamento fisico quindi ma anche occasione per riscoprire se stessi. Il protagonista è Ludovico, adora viaggiare e porta con sè anche il lettore grazie alle minuziose e realistiche descrizioni che fanno sognare di essere in quelle terre da lui attraversate e vissute. A Ludovico manca una donna con cui condividere la bellezza di tutto ciò, una donna che gli faccia perdere la testa ed infiammare il cuore e cerca di colmare questa mancanza viaggiando. Vive tante emozioni che vanno dalla curiosità allo stupore. Viaggio dunque sono, sento di esistere viaggiando, sono me stesso quando lo faccio. Consigliatissimo perche si fa leggere tutto d’un fiato, perchè fa “viaggiare” rimanendo seduti sul proprio divano e tutto questo lo fa con estrema scorrevolezza. Consigliatissimo!

A presto,

Martina

Quella vita che ci manca – Valentina D’urbano

Tu per me sei puro istinto, sopravvivenza. Tu sei il pezzo di vita che mi manca.

 

Siamo ancora qui, stesso contesto de “Il rumore dei tuoi passi”, la Fortezza, uno sfondo degradato in cui si dispiegano le vicende familiari della famiglia Smeraldo. E’ una famiglia degradata, segnata neò profondo dall’ambiente circostante. Letizia è una mamma con tanti sensi di colpa per il suo passato. Alan conosce come unica modalità di relazione l’aggressività per imporsi ma anche per nascondere la sua fragilità. Valentino ed Anna sono i più rassegnati alla miseria in cui vivono. Vadim, il più piccolo, è affetto da un ritardo mentale. E’ una famiglia molto unita ma Alan e Valentino, in particolare, sono legati da un rapporto di amore-odio che porterà ad una reciproca influenza piuttosto negativa. Valentino conoscerà l’amore, quello vero, quello che parte dalle viscere e che non ha spiegazioni ma si sa, l’amore non va d’accordo con le menzogne e lui pagherà il prezzo delle sue bugie. Alan si senti invincibile ma in relatà non sa come gestire le situazioni, non sa gestire la fine di un amore che diventerà odio, ne verrà risucchiato fino a commettere gesti sconsiderati. Valentina riesce ancora una volta a tenermi incollata alle sue pagine, a farmi emozione e commuovere, a farmi sentire il dolore dei suoi personaggi. Lo fa narrando i fatti nello loro crudezza, senza addolcire nulla, offrendo esattamente ciò che è nonostante questo possa apparire esageratamente forte al lettore che di norma non ha davvero la più pallida idea di cosa succeda in certi quartieri in cui non vige alcuna regola. In questo romanzo ci ho trovato illegalità, violenza, rassegnazione, disperazione, amore, unione, paura e coraggio. C’è chi non riesce, per debolezza, ad uscire da un contesto che ti butta giù e preferisce le scappatoie. C’è chi, ed è questo che mi va di sottolineare e che è molto evidente nel romanzo, capisce che deve avere di più, che può salvarsi, che si può ricominciare e vivere onestamente. Ognuno di noi è in diritto di andare alla ricerca di “quella vita che ci manca”. Beh, Valentina GRAZIE!

A presto,

Martina

C’è Rembrandt fuori le mura di San Paolo- Ubaldo De Robertis

Cassino 1978. Paolo, un sessantenne sulla sedia a rotelle, ha perso la memoria in seguito a un evento legato alla guerra. È ora tormentato da un uomo vestito di bianco che in sogno lo chiama Carlo e lo invita a compiere un viaggio alla scoperta di sé. Paolo parte con la compagna Teresa e il nipote di lei, Lorenzo, prima alla volta di Roma, poi per la provincia di Brescia, dove, di fronte a un tempietto dedicato a san Carlo, il misterioso uomo del sogno permetterà al protagonista di riappropriarsi della sua identità. Al lettore il compito di scoprire chi è storicamente l’uomo vestito di bianco…

Proprio come suggerisce la prefazione, la forza di questo racconto sta nel dispiegamento di vicende personali all’interno di un contesto storico molto forte. E’ un percorso  interiore che scioglierà dei nodi importanti. E’ l’inconscio che fa riaffiorare momenti che sembrano stati accantonati. Poco alla volta si riflette sull’assurdità della guerra che annebbia le coscienze, sul fatto che chi dovrebbe difendere l’umanità non considera minimamente la resa. Il pensiero dominante è quello di dover educare al rispetto dell’umanità, dei sentimenti ed evitare ogni tipo di sopraffazione. E’ questa la cornice di un viaggio interiore compiuto da Paolo che riuscirà ad unire dei punti cruciali per riappropriarsi di se stesso! Il linguaggio usato è molto semplice, rende scorrevole la lettura che può esaurirsi in un paio di ore ma ben spese in questo viaggio esistenziale 🙂

Martina

 

Insegnare ai bambini con empatia – Marshall Rosenberg

In questo libro, tratto da un convegno nazionale per educatori ed insegnanti Montessori, Marshall Rosenberg descrive il suo approccio progressista e radicale per un insegnamento focalizzato sulla connessione empatica. Marshall descrive il ruolo che il potere e la  punizione giocano nelle nostre scuole e stimola gli insegnanti e gli educatori a motivare gli studenti ad apprendere per contribuire alla vita.
La Comunicazione Nonviolenta vi aiuterà a:
* Valorizzare al massimo il potenziale individuale di tutti gli studenti.
* Migliorare la fiducia e la connessione nella vostra classe.
* Rafforzare l’interesse degli studenti allo studio.
* Migliorare il lavoro di gruppo, l’efficienza e la cooperazione in classe.
Marshall è un sostenitore di quello che chiama Linguaggio Giraffa o linguaggio del cuore poiché è l’unico che ci permette di motivare gli alunni facendo leva sul rispetto dei loro bisogni, dei loro sentimenti senza ricorrere alle punizioni che non aiutano a tirar fuori ciò che c’è di bello in loro perché vi è insita della violenza. Bisogna educarli a rispettare la bellezza che c’è in ognuno di loro, di non farsi condizionare dalle etichette, di preoccuparsi solo di ciò che si è veramente in un mondo che ci dice come dovremmo essere. Non siamo “dovrei”, siamo persone con un bagaglio pieno di sentimenti, bisogni di cui assumerci la responsabilità. Spesso nelle scuole troviamo un tipo di atteggiamento coercitivo che non ha nulla a che fare con il desiderio di imparare cose nuove, di arricchire la vita personale di ognuno, è diffusa la paura dell’insegnante, di prendere un cattivo voto e sentirsi giudicato o provare vergogna, si rincorre il buon voto per non deludere le aspettative. Vi lascio con una frase che mi ha colpito molto per la sua verità: PIÙ USIAMO PAROLE CHE IMPLICANO UNA CRITICA PIÙ È DIFFICILE PER LE PERSONE RIMANERE IN CONTATTO CON LA PROPRIA BELLEZZA INTERIORE.
Mi rispecchia tanto e interiorizzarla mi aiuterebbe a capire che sta a me non permettere a nessuno di etichettarmi 🙂

Martina

Blog su WordPress.com.

Su ↑