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Milioni di libri – Recensioni

Tu leggi, leggi ogni volta che puoi, ti salverà!

Le nostre anime di notte – Kent Haruf

“Che altro vuoi sapere?
Da dove vieni. Dove sei cresciuta. Com’eri da ragazza. Com’erano i tuoi genitori. Se hai fratelli e sorelle. Come hai conosciuto Carl. Che rapporti hai con tuo figlio. Come mai ti sei trasferita a Holt. Chi sono i tuoi amici. In cosa credi. Che partito voti.
Ci divertiremo un sacco a parlare, eh? disse lei. Anch’io voglio sapere tutto di te.
Non abbiamo fretta, disse lui.
No, prendiamoci il tempo che ci serve”.

Addie e Louis, entrambi vedovi da parecchi anni, decidono di provare a rendere la loro vecchiaia meno triste e solitaria, decidono di passare del tempo insieme, di trascorrere le serate a raccontarsi e scoprirsi. Dormono insieme dopo lunghe chiacchierate, mano nella mano, e la morte sembra più lontana. La gente di Holt li osserva, li giudica, crede siano pazzi e che tutto questo sia immorale ma non capiscono che ciò che li lega è una delicatissima intimità, è pura amicizia, è sostegno ed ogni giorno aggiungono un tassello in più conoscendosi sempre più a fondo. Condividono i piccoli momenti della quotidianità e non hanno intenzione di star a sentire i giudizi della gente che mormorando non comprende la purezza del loro rapporto. Si passa la maggior parte della vita ad ascoltare delle critiche infondate finchè arriva il momento in cui non se ne può più. La volontà di cercare un legame così intimo nella vecchiaia è coraggioso ed emozionante, lo è comprendere che gli anziani non sono e non devono sentirsi roba vecchia anche se il loro corpo li abbandona ogni giorno un pò di più. Haruf scrive : <<Per noi le novità e le emozioni non sono finite. Non siamo diventati aridi nel corpo e nello spirito>>. Molti anziani si lasciano dominare dalla routine e dalla solitudine pensando che queste siano condizioni proprie della loro età, pochi si rendono conto che vale la pena sfruttare ogni singolo momento della vita finchè si è in salute per farlo. Condividere gli ultimi anni con un compagno significa non sentirsi mai soli, significa poter parlare con qualcuno, significa andare a letto ogni sera sapendo di poter tendere la mano e trovarne una che la sta aspettando. La tenerezza non ha età! Ecco, se penso a questo romanzo penso alla tenerezza, alla delicatezza, alla speranza, alla necessità di ognuno, a qualsiasi età, di condividere la vita. EMOZIONANTE! leggetelo con calma assaporandi i pensieri e i sentimenti dei protagonisti, non ve ne pentirete.

Martina

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Follia – Patrick McGrath

“Già, l’amore” dissi.
“Parliamo di questo sentimento che non riuscivi a dominare. Come lo descriveresti?”. Qui Stella fece un’altra pausa. Poi, con voce stanca, riprese: “Se non lo sai non posso spiegartelo”.
“Allora non si può definire? Non se ne può parlare? E’ una cosa che nasce, che non si può ignorare, che distrugge la vita delle persone. Ma non possiamo dire nient’altro. Esiste, e basta”.

Dopo “La psichiatra” di Dorn “Follia” è stato l’unico romanzo psicologico in grado di tenermi col fiato sospeso anche a tarda notte e con la voglia di sfogliare e sfogliare ancora per trovare il capo del filo. All’inizio potrebbe sembrare una semplice storia di tradimento, Stella, imprigionata in un matrimonio triste, si avvicina pericolosamente ad Edgar, un artista accusato di aver ucciso e mutilato il corpo della moglie per gelosia. Tutto questo Stella lo sa ma lo ignora e decide che quell’uomo, tanto tenero, protettivo e passionale non avrebbe mai fatto nulla del genere. Questa passione la consuma le fa lasciare il marito, il figlio, la sua casa, per seguire l’uomo di cui si è innamorata ma ben presto, nel passaggio dall’innamoramento all’amore, si rende conto che Edgar possiede una molteplice personalità e che la sua tenerezza, con poco, si può trasformare in aggressività che a tratti riesce a reprimere ma inevitabilmente salta fuori in altre manifestazioni. Mi preme dire che NON E’ AMORE quello che il lettore troverà nel romanzo ma è un sentimento deleterio e violento, è dipendenza affettiva. Piano piano ogni personaggio viene descritto nelle sue peculiarità, anche Max,  il marito di Stella, è un uomo incapace di dimostrare compassione per la moglie, Peter che segue le indagini è segretamente innamorato di Stella. Si può facilmente intuire che ognuno di loro abbia una propria visione distorta della realtà e della verità e che ognuno la considera secondo i propri schemi mentali. E’ molto chiaro che Stella si sia innamorata di Edgar perché rappresentava la sua possibilità di evadere dalla sua vita matrimoniale essendo un artista ed un uomo eversivo, tutto l’opposto rispetto alla compostezza di Max. Li legava soltanto una morbosa passione sessuale e niente di più. Per Edgar, Stella, è una possibilità di evadere dal manicomio ed infatti la tratterà come la defunta moglie, proverà a frenare i suoi impulsi omicidi rifugiandosi nell’arte ma la sua ossessione è vivida. I personaggi sono ambigui, torbidi, come la vicenda in sè. La scrittura mi sembra perfetta, magnetica, attraente e piuttosto “clinica”,  non per niente l’autore è  figlio di uno psichiatra criminale. E’ un “amore” tossico, come tanti purtroppo, attraversato da una dipendenza che spesso non lascia scampo alle donne che ne rimangono vittime e che ingenuamente continuano a credere che quell’uomo, che le maltratta fisicamente e psicologicamente, in fondo le ami.

Non mi resta che vedere il film!

A presto,

Martina

Gianluca Pomo- Viaggio dunque sono

Questa sera vi parlo del piacevolissimo libro d’esordio di Gianluca Pomo, “Viaggio dunque sono”, un romanzo dal titolo più rappresentativo che poteva essere scelto! Il viaggio rappresenta un momento importante della vita dell’uomo che si sposta fisicamente da un posto all’altro e che allo stesso tempo si arricchisce mentalmente e culturalmente, si apre al nuovo, al diverso e riesce a guardare tutto con occhi completamente nuovi grazie ad esperienze che non fanno parte del proprio bagaglio culturale ma lo arricchiscono. Il viaggio non è solo spostamento fisico quindi ma anche occasione per riscoprire se stessi. Il protagonista è Ludovico, adora viaggiare e porta con sè anche il lettore grazie alle minuziose e realistiche descrizioni che fanno sognare di essere in quelle terre da lui attraversate e vissute. A Ludovico manca una donna con cui condividere la bellezza di tutto ciò, una donna che gli faccia perdere la testa ed infiammare il cuore e cerca di colmare questa mancanza viaggiando. Vive tante emozioni che vanno dalla curiosità allo stupore. Viaggio dunque sono, sento di esistere viaggiando, sono me stesso quando lo faccio. Consigliatissimo perche si fa leggere tutto d’un fiato, perchè fa “viaggiare” rimanendo seduti sul proprio divano e tutto questo lo fa con estrema scorrevolezza. Consigliatissimo!

A presto,

Martina

Quella vita che ci manca – Valentina D’urbano

Tu per me sei puro istinto, sopravvivenza. Tu sei il pezzo di vita che mi manca.

 

Siamo ancora qui, stesso contesto de “Il rumore dei tuoi passi”, la Fortezza, uno sfondo degradato in cui si dispiegano le vicende familiari della famiglia Smeraldo. E’ una famiglia degradata, segnata neò profondo dall’ambiente circostante. Letizia è una mamma con tanti sensi di colpa per il suo passato. Alan conosce come unica modalità di relazione l’aggressività per imporsi ma anche per nascondere la sua fragilità. Valentino ed Anna sono i più rassegnati alla miseria in cui vivono. Vadim, il più piccolo, è affetto da un ritardo mentale. E’ una famiglia molto unita ma Alan e Valentino, in particolare, sono legati da un rapporto di amore-odio che porterà ad una reciproca influenza piuttosto negativa. Valentino conoscerà l’amore, quello vero, quello che parte dalle viscere e che non ha spiegazioni ma si sa, l’amore non va d’accordo con le menzogne e lui pagherà il prezzo delle sue bugie. Alan si senti invincibile ma in relatà non sa come gestire le situazioni, non sa gestire la fine di un amore che diventerà odio, ne verrà risucchiato fino a commettere gesti sconsiderati. Valentina riesce ancora una volta a tenermi incollata alle sue pagine, a farmi emozione e commuovere, a farmi sentire il dolore dei suoi personaggi. Lo fa narrando i fatti nello loro crudezza, senza addolcire nulla, offrendo esattamente ciò che è nonostante questo possa apparire esageratamente forte al lettore che di norma non ha davvero la più pallida idea di cosa succeda in certi quartieri in cui non vige alcuna regola. In questo romanzo ci ho trovato illegalità, violenza, rassegnazione, disperazione, amore, unione, paura e coraggio. C’è chi non riesce, per debolezza, ad uscire da un contesto che ti butta giù e preferisce le scappatoie. C’è chi, ed è questo che mi va di sottolineare e che è molto evidente nel romanzo, capisce che deve avere di più, che può salvarsi, che si può ricominciare e vivere onestamente. Ognuno di noi è in diritto di andare alla ricerca di “quella vita che ci manca”. Beh, Valentina GRAZIE!

A presto,

Martina

C’è Rembrandt fuori le mura di San Paolo- Ubaldo De Robertis

Cassino 1978. Paolo, un sessantenne sulla sedia a rotelle, ha perso la memoria in seguito a un evento legato alla guerra. È ora tormentato da un uomo vestito di bianco che in sogno lo chiama Carlo e lo invita a compiere un viaggio alla scoperta di sé. Paolo parte con la compagna Teresa e il nipote di lei, Lorenzo, prima alla volta di Roma, poi per la provincia di Brescia, dove, di fronte a un tempietto dedicato a san Carlo, il misterioso uomo del sogno permetterà al protagonista di riappropriarsi della sua identità. Al lettore il compito di scoprire chi è storicamente l’uomo vestito di bianco…

Proprio come suggerisce la prefazione, la forza di questo racconto sta nel dispiegamento di vicende personali all’interno di un contesto storico molto forte. E’ un percorso  interiore che scioglierà dei nodi importanti. E’ l’inconscio che fa riaffiorare momenti che sembrano stati accantonati. Poco alla volta si riflette sull’assurdità della guerra che annebbia le coscienze, sul fatto che chi dovrebbe difendere l’umanità non considera minimamente la resa. Il pensiero dominante è quello di dover educare al rispetto dell’umanità, dei sentimenti ed evitare ogni tipo di sopraffazione. E’ questa la cornice di un viaggio interiore compiuto da Paolo che riuscirà ad unire dei punti cruciali per riappropriarsi di se stesso! Il linguaggio usato è molto semplice, rende scorrevole la lettura che può esaurirsi in un paio di ore ma ben spese in questo viaggio esistenziale 🙂

Martina

 

Insegnare ai bambini con empatia – Marshall Rosenberg

In questo libro, tratto da un convegno nazionale per educatori ed insegnanti Montessori, Marshall Rosenberg descrive il suo approccio progressista e radicale per un insegnamento focalizzato sulla connessione empatica. Marshall descrive il ruolo che il potere e la  punizione giocano nelle nostre scuole e stimola gli insegnanti e gli educatori a motivare gli studenti ad apprendere per contribuire alla vita.
La Comunicazione Nonviolenta vi aiuterà a:
* Valorizzare al massimo il potenziale individuale di tutti gli studenti.
* Migliorare la fiducia e la connessione nella vostra classe.
* Rafforzare l’interesse degli studenti allo studio.
* Migliorare il lavoro di gruppo, l’efficienza e la cooperazione in classe.
Marshall è un sostenitore di quello che chiama Linguaggio Giraffa o linguaggio del cuore poiché è l’unico che ci permette di motivare gli alunni facendo leva sul rispetto dei loro bisogni, dei loro sentimenti senza ricorrere alle punizioni che non aiutano a tirar fuori ciò che c’è di bello in loro perché vi è insita della violenza. Bisogna educarli a rispettare la bellezza che c’è in ognuno di loro, di non farsi condizionare dalle etichette, di preoccuparsi solo di ciò che si è veramente in un mondo che ci dice come dovremmo essere. Non siamo “dovrei”, siamo persone con un bagaglio pieno di sentimenti, bisogni di cui assumerci la responsabilità. Spesso nelle scuole troviamo un tipo di atteggiamento coercitivo che non ha nulla a che fare con il desiderio di imparare cose nuove, di arricchire la vita personale di ognuno, è diffusa la paura dell’insegnante, di prendere un cattivo voto e sentirsi giudicato o provare vergogna, si rincorre il buon voto per non deludere le aspettative. Vi lascio con una frase che mi ha colpito molto per la sua verità: PIÙ USIAMO PAROLE CHE IMPLICANO UNA CRITICA PIÙ È DIFFICILE PER LE PERSONE RIMANERE IN CONTATTO CON LA PROPRIA BELLEZZA INTERIORE.
Mi rispecchia tanto e interiorizzarla mi aiuterebbe a capire che sta a me non permettere a nessuno di etichettarmi 🙂

Martina

Sandor Màrai – Le braci

Gli uomini non sanno nulla di se stessi. Parlano sempre dei loro desideri e camuffano ostinatamente i loro pensieri più segreti. Se impari a riconoscere le menzogne degli uomini, noterai che essi dicono sempre cose diverse da ciò che pensano e vogliono davvero. Allora la vita si fa quasi interessante.

Dopo un inizio un pò lento si entra nel vivo della storia. Viene narrato l’incontro-scontro di due vecchi amici legati da un’amicizia rara, fraterna e preziosa, o almeno così pare. Il loro sarà un incontro atteso da entrambi da quarantun anni ma sempre posticipato, in fondo si scappa sempre da ciò che dev’essere dimenticato o nascosto. Konrad ed Henrik amano la stessa donna, Krisztina, che, però, è moglie di Henrik. Quest’ultimo si pone tante domande che riguardano l’amore, il tradimento, la rabbia, il pentimento, il tempo perduto e dalle parole di Marai si percepisce la lunga attesa di Henrik, l’attesa di questo momento di incontro per conoscere la verità per quanto essa sia dura. Si interroga sui suoi probabili errori, sulla sua incoscienza, si dà delle colpe non sue. Arriva alla consapevolezza che tutto ritorna prima o poi, come un cerchio che si chiude, tutto ciò che viene detto e fatto, per quanto sia immenso il giro, alla fine ritorna e la verità bisogna guardarla in faccia. E forse questo si comprende solo quando si è anziani, vicini alla morte proprio come loro due.

Il senso dell’amore e dell’amicizia è tutto qui. La loro amicizia era seria e silenziosa come tutti i grandi sentimenti destinati a durare una vita intera.

La fiamma della vendetta dentro il cuore di Henrik si è solo smorzata ma rimangono ancora le braci, i residui di una combustione interiore e poi messa da parte nel tempo. Non comprendo come si possa aspettare così tanto tempo ed essere logorati dalla rabbia e dal rancore, sarebbe stato meglio liberarsi di queste emozioni subito in un modo o nell’altro. Questa, però, è una mia filosofia di vita. Ho capito perchè si parla tanto e così bene di questo libro che io metterei accanto al Kundera nella mia libreria. E’ appassionante ed intenso, sa dare delle risposte che ognuno di noi si pone, invita a riflettere su sentimenti di vario genere e sulla NECESSITA’ di chiedersi cosa si ha nel cuore e se ci fa stare bene. Super consigliato!

Martina

Francesca – Manuela Raffa

Erano perduti, dall’istante in cui si erano visti. Le loro strade erano destinate a incrociarsi e fondersi.

Premetto che ho sempre amato la magica quanto tragica vicenda amorosa tra Paolo e Francesca sin dalla scuola ma in realtà di Francesca da Polenta si è sempre saputo molto poco. Sicuramente dai versi di Dante nel V canto della Divina Commedia emerge la propensione della giovane donna alla lettura, ad argomenti politici e prettamente maschili per quell’epoca. Come sappiamo le donne non avevano bisogno di un’istruzione vera e propria né tantomeno di leggere ma bastava che conoscessero le regole per essere una buona moglie, come occuparsi delle faccende di casa, come allevare i figli. Le donne non servivano ad altro, non potevano impicciarsi in questioni da uomini ed una volta cresciute il loro scopo era quello di aiutare i padri a perseguire accordi politici. Questo è quello che succede anche a Francesca, bellissima, brillante, acuta, appassionata alla lettura, curiosa e molto altro. Il padre si rende conto del gioiello che ha tra le mani ma il potere è più importante di qualsiasi altra cosa e la cede a Giovanni Malatesta, storpio e privo di cultura. Per lui Francesca, che accetta la decisione del padre senza ribellarsi, diventa un trofeo, farà di tutto per renderla felice ma allo stesso tempo sa di doverla contenere perché dovrà portare a termine tutti i compiti che si addicono ad una buona moglie, come dare alla luce un erede maschio. Francesca però si innamora della bellezza,  fisica e mentale, del cognato Paolo Il Bello. Cercheranno di sfuggire alla passione e all’amore che li lega, cercheranno di essere prudenti ma niente sarà più forte del sentimento che lega. Il tragico finale lo conoscete già, evito di dilungarmi!:) Il linguaggio di Manuela è fresco, mai pesante, incuriosisce nonostante si conosca già la vicenda, si sofferma poco sulla narrazione storica di per sé concentrandosi su Francesca, sulle sue passioni, sugli stati d’animo, fa parlare Giovanni in prima persona della sua gelosia, del suo dolore, mai pentito di ciò che ha fatto. Un amore fortissimo, quanto peccaminoso, che fa sognare, che dà vita ma conduce anche alla morte, che fa divorare questo libro in pochissimo tempo. Io l’ho AMATO! ❤

Consigliatissimo! 🙂

Intervista all’autore: Antonio Villani

Ciao Antonio! Parlaci un po’ di te. 

Ciao Martina! Questa domanda mi mette sempre un po’ in difficoltà, perché è tanto semplice da fare quanto complicato rispondere! Quindi ci provo: mi chiamo Antonio, ho 28 anni, studio Giurisprudenza (ma sono quasi alla fine, fra un paio di secoli dovrei riuscire a laurearmi), nel tempo libero suono qualsiasi cosa abbia dei tasti, leggo meno libri di quanto vorrei, mangio più cibo di quanto potrei e mi lamento più di quanto dovrei.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere la carriera di scrittore?

Come detto, uno dei miei hobby è lamentarmi. Sin da bambino, ho cercato di dare a questi lamenti una forma edulcorata: ho disegnato (brutti) fumetti , ho scritto (pessime) canzoni d’amore e poi sono passato alla narrativa, che per ora è il linguaggio che mi si addice di più – e in cui credo di riuscire meglio. Ma d’altronde, per me l’essenza dell’Arte è questa: costituire il modo più nobile che ha l’uomo per lamentarsi!

Quando scrivi ti ispiri a qualche scrittore in particolare?

Sì, ho e ho avuto diversi modelli di riferimento: quella che definisco la mia BBC (Benni, Buzzati, Calvino), Nick Hornby, Kurt Vonnegut, Alan Bennett. Per La Venere Dobner mi sono ispirato a George Simenon, Agatha Christie e alla tradizione fumettistica belga, in particolare a Edgar P.Jacobs, un autore che secondo me va assolutamente riscoperto.

Che genere preferisci? Il tuo libro preferito?

Ho una predilizione per tutto ciò che è assurdo e/o grottesco. Credo sia colpa di tutti i Dylan Dog che ho letto da adolescente! Per questo adoro Buzzati, Perec, Vonnegut, Queneau…per quanto riguarda il mio libro preferito, davvero non saprei scegliere. Posso dirti però il primo che mi ha fatto venire voglia di scrivere un romanzo: Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez.

Parlaci un po’ del tuo primo scritto, di come ti sei sentito.

Per me la scrittura è fondamentalmente artigianato. Quindi, dopo aver scritto il mio primo racconto “completo” mi sono sentito esattamente come se avessi costruito il mio primo Sentivo la gioia di aver dato vita a qualcosa che prima non c’era e di averlo fatto attraverso un metodo, una sapienza manuale, un lavoro di cura e di pazienza.

Ti sei rivolto anche a case editrici più rinomate per sottoporgli il tuo ultimo romanzo?

Sì, ho ovviamente inviato il romanzo anche alle “major”, ma appena mi si è presentata l’opportunità di pubblicare con i ragazzi di Eretica Edizioni ho pensato fosse la cosa migliore. Cominciare dal basso, dalla gavetta, per quanto difficile, è forse il modo più sano di approcciarsi a questo mondo. In futuro, però, ho l’obiettivo di arrivare a pubblicare per una grande casa editrice (Einaudi, Fazi – sono ghiotto dei loro libri – Bompiani…), e spero di riuscirci!

Cosa ti ha ispirato nella stesura di “La Venere Dobner”?

Mi trovato a Trieste in vacanza con la mia famiglia. Da mesi tentavo di creare un personaggio che in qualche modo richiamasse tanto il fumetto d’avventura (alla Tintin, per intenderci) quanto le tematiche e gli schemi del giallo. Così, mentre camminavo tra i rettifili del borgo Teresiano, ho capito che avrei potuto unire le mie grandi passioni (il viaggio, l’arte, lo scrivere per lamentarmi) creando una serie di storie con protagonista un professore di storia dell’Arte invischiato in misteri di vario tipo. Così sono nati Saverio Pontecorvo e La Venere Dobner (a proposito, Dobner è un vero cognome triestino!)

Un altro progetto futuro bolle in pentola?

Ho già cominciato a scrivere un nuovo romanzo con Saverio protagonista, ambientato in Belgio o con un nuovo cattivo degno di Moriarty. L’idea è di pubblicare almeno una “trilogia di Pontecorvo”, ma per farlo è necessario riuscire a farsi conoscere e a vendere copie. La piccola editoria vive della passione degli editori ma soprattutto di copie vendute, che consentono a noi col sogno di fare gli scrittori di continuare a pubblicare. Quindi, se volete leggere ancora storie di Saverio, comprate La Venere Dobner!

Cosa ti senti di consigliare agli scrittori emergenti?

Innanzitutto, di leggere assai, e non solo libri. Poi di continuare a scrivere e di non abbattersi neanche davanti alle difficoltà che potrete avere non pubblicando o pubblicando con una piccola casa editrice che vi getterà sulle spalle tutto il peso della promozione. Siate sempre voi stessi in quello che scrivete, non cercate di somigliare ad altri scrittori solo perché è quella la moda del momento, raccontate solo di cose di cui avete conoscenza diretta: se abitate ad Afragola e non siete mai usciti di casa, non scrivete di coltivatori di tè cinesi! L’onestà, nella scrittura, è fondamentale.

Bene, ti ringrazio per la tua disponibilità e ti auguro di raggiungere i successi che desideri.

Ringrazio te per questa opportunità! Sai che è la mia prima intervista? Ma d’altronde tu sei stata anche la prima a recensire il mio libro precedente, quindi da oggi in poi ti chiamerò “la donna dei primati”! Un abbraccio grandissimo a te e ai tuoi lettori!

 

Per acquistare il libro : http://www.ereticaedizioni.it/prodotto/antonio-villani-la-venere-dobner/

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